C’è qualcosa di prezioso nel ritrovarsi di persona. Siamo abituati agli incontri online — certamente utili, spesso necessari — ma il valore della presenza è un’altra cosa. È corpo, sguardo, respiro condiviso. Ed è stato esattamente questo, sabato 16 maggio a Bologna, nell’incontro organizzato da Voice Dialogue Italia.
Voice Dialogue Italia è un’associazione con 25 anni di storia, che riunisce persone di provenienza diversa, accomunate dalla pratica e dalla passione per questo approccio. Come ogni organizzazione vivente, anche lei conosce cicli, doni e limiti dai quali imparare. Ed è proprio in questa consapevolezza che si è svolta la nostra giornata.
La mattina è stata aperta a tutte e tutti. Professioniste e professionisti si sono resi disponibili a condividere esercizi, approcci ed esperienze, in un clima in cui la competenza non si è chiusa in sé stessa ma si è offerta — con generosità e leggerezza — a chi si avvicinava per la prima volta o voleva semplicemente sentire qualcosa di nuovo.
La giornata è stata all’insegna della leggerezza, della condivisione, delle risate — e della profondità. Perché è vero, come si dice spesso tra chi pratica il Voice Dialogue: se non ti diverti, non stai facendo Voice Dialogue. Il pomeriggio, riservato agli associati e a chi già conosce e lavora con l’approccio, è stato uno spazio di esplorazione collettiva. Abbiamo indagato le energie che abitano la nostra associazione, e ognuno ha portato la propria intuizione. La mia mi ha richiamato alla serietà. Mi ha chiesto di riconoscere che Voice Dialogue Italia vuole essere uno spazio aperto a chiunque, un luogo dove il pensiero possa essere libero. I pensieri non possono essere privatizzati. Il dialogo — così come Hal e Sidra Stone lo hanno voluto e vissuto — appartiene a ogni persona.
La scelta degli Stone di non registrare il metodo è una scelta di libertà. E tuttavia, dentro una realtà in cui il denaro è la misura di confronto e lo strumento principale di comunicazione, questa scelta porta con sé anche dei limiti concreti. Limiti che però, anziché immobilizzarci, possono stimolare il pensiero creativo: accogliere l’energia protettiva della parte avida, riconoscerne il senso, stemperandola però da quelle spinte che portano verso la separazione e la chiusura.
Perché il denaro non è uno scandalo. Il denaro è ciò che rende — e renderà — sostenibile anche la vita dell’associazione stessa. Ma anche il denaro, come ogni energia, ha bisogno di consapevolezza, modulazione ed equilibrio. Non si tratta di rifiutarlo, ma di non lasciare che sia lui a dettare la direzione.
Questa consapevolezza ci invita a fare i conti con la nostra parte avida — quell’energia che, da un lato, ci restituisce tutela, esclusività e profitto, ma che dall’altro chiude, emargina, ci rende mediocri. Riconoscerla, ascoltarla, onorarla — senza assecondarla ciecamente — è già un atto di Voice Dialogue.
Dal confronto tra di noi è emerso chiaro un desiderio: imparare ad aprirsi. Scegliere come primo profitto quello della divulgazione del metodo, in dialogo con tutte le realtà e le persone che lo praticano, trovando nell’associazione uno spazio di libertà, di confronto professionale e personale.
Da questo incontro bolognese nasce anche la voglia di guardare al futuro onorando chi, nel passato — pur attraversando dinamiche complesse — ha avuto l’intuizione di pensare questa associazione. Abbiamo sentito il desiderio di riaprirci al mondo, di riprendere con lentezza il dialogo con le realtà internazionali, come in passato. E, grazie alla disponibilità e all’impegno delle associate e degli associati, di immaginare — in un prossimo futuro — meeting e fine settimana residenziali in cui co-creare, giocare con le energie, stare insieme in un processo che ha bisogno, oggi più che mai, di pace e collaborazione, nel rispetto degli obiettivi che ogni entità porta con sé. In questi giorni — come in tanti passati — il mondo affronta conflitti profondi, alimentati da rigido nazionalismo e da logiche di profitto che ignorano il diritto alla vita. È proprio in questo contesto che offrire uno strumento che aiuti alla creazione di un dialogo vitale diventa non solo possibile, ma necessario.
L’avidità ci connette alla paura. E la paura — lo sappiamo — non mette il nostro cervello nelle condizioni di funzionare al meglio: ci rende automatici, rigidi, a volte violenti. Ma ogni paura porta con sé una vulnerabilità legittima. Riconoscerla, ascoltarla e onorarla — senza assecondarla istintivamente — è la direzione.
Un grazie sincero a tutte le persone che in questa giornata di connessione si sono rese disponibili e generose. E un grazie speciale all’associazione Bambini e Genitori, nella persona di Ilaria Zamboni — presidente dell’associazione e socia anche di Voice Dialogue Italia — per la preziosa collaborazione.
Un grazie infine a chi ha partecipato come ospite, curiosa o curioso, aperto a lasciarsi attraversare da qualcosa di nuovo. Avete reso questa giornata più viva. Se qualcosa di ciò che avete vissuto vi ha toccato, vi invitiamo a fare un passo in più: entrate nell’associazione in modo attivo, portate la vostra presenza e la vostra prospettiva. Voice Dialogue Italia ha bisogno di voci — nel senso più letterale — per continuare a costruire un agire sempre più dialogante e utile, sia nel sostegno alla riflessione professionale, sia nell’impegno come persone nel mondo.
Presidente Voice Dialogue Italia


