ESPERIENZE

"Il problema dell’integrazione culturale dell’ omeopatia"
Atti del 5° Congresso Nazionale F.I.A.M.O.
Roma 11 - 12 ottobre 2003

(Maurizio Castellini e Linda Gelmetti)




Il problema dell’integrazione culturale dell’ omeopatia

Nella pratica medica, sempre più frequentemente, incontriamo pazienti che seguono contemporaneamente terapie diverse, che si rifanno a paradigmi che hanno pochi o nessun punto in comune tra loro. In queste situazioni i nostri pazienti si sentono “non compresi” e non vedono valorizzati i loro percorsi.
I problemi che si pongono, a nostro avviso, sono sostanzialmente due: il primo è ancora la generale scarsa comprensione dell’omeopatia come metodo terapeutico. Il secondo è la mancanza di un modello di riferimento che permetta ai diversi approcci terapeutici di integrarsi positivamente nel rispetto della propria specificità e soprattutto nell’interesse del paziente.

La “comprensione” culturale della terapia omeopatica

La legge dei simili “similia similibus” è universale. Fa parte dell’ordinaria esperienza umana ed entra nella terapia a molti livelli. Divenirne consapevoli permette di comprendere meglio l’omeopatia dei medicinali.
Ad esempio, si dimentica che nell’apprendimento si procede molto per analogia comparando le nuove situazioni alle precedenti ed il riconoscimento del simile provoca reazioni: effetti psicologici e fisiologici. La ricerca della similitudine è incessante. Anche l’efficacia della comunicazione è da essa condizionata e l’espressione artistica in genere si basa su un processo omeopatico: riconoscimento - risonanza - cambiamento di stato (energetico, emotivo, fisico). Così accade per  ogni immagine, brano musicale, film, storia, metafora, con un’intensità di reazione correlata al grado di similitudine.
Anche i comportamenti di omologazione, identificazione, somiglianza propria dei gruppi, dei clan, delle fazioni, hanno alla base lo stesso "similia similibus".
La similitudine in terapia agisce prima di tutto nel rapporto con il paziente (transfert e contro transfert), nella rappresentazione (gestalt), nella teatro terapia e in tutte quelle terapie che “ricalcano” il vissuto del paziente per farlo reagire.
L’omeopatia hahnemanniana con i medicinali è l’ aspetto della terapia con i simili, più sistematizzato, rigoroso e sperimentale. Comprendere meglio l’ampiezza dell’azione dei simili permette di dare una collocazione all’omeopatia nell’esperienza umana e culturale.

Terapie complementari ed omeopatia

Il punto chiave da cui partire per una proposta di integrazione tra terapie diverse è il concetto di guarigione.
E’ ormai universalmente condiviso che la guarigione non è una semplice assenza di malattia come la definisce la stessa H.W.O. Si tratta di un benessere che non è solamente fisico ma che ha risvolti sul piano delle emozioni, delle relazioni e sul piano spirituale del paziente (dove per spirituale intendiamo i valori e le motivazioni profonde all’essere ed agire, esprimendo le proprie potenzialità e risorse).
Non è più possibile intendere la guarigione come l’acquisizione di uno “stato”. Si tratta invece di un “processo” in continuo divenire e quindi mai “compiuto”. La guarigione è sempre “perfettibile” e caratterizzata da una progressiva crescita della consapevolezza e quindi di un “ego consapevole” che utilizza al meglio tutte le risorse che possiede.
L’ampiezza di questo concetto di guarigione toglie a qualsiasi terapia la pretesa di poter curare da sola. Da qui nasce anche una forte spinta ad interagire positivamente. Queste osservazioni sono importanti per il mondo dell’omeopatia dove ancora è presente una concezione “esclusiva” dell’azione terapeutica.
Il modello unificato che andiamo a proporre ha per obiettivo primario la crescita di un “ego consapevole” in grado di armonizzare le diverse parti della persona.
Su questo punto, fondamentale, si distinguono le possibilità terapeutiche dei diversi modi di curare.

Quale modello

A questo punto si pone la domanda di quale modello sia possibile  adottare per integrare le diverse vie nella direzione della guarigione e crescita di un Ego consapevole, rispettando la specificità dei diversi approcci.
Il punto di partenza più condiviso è l’approccio Psicosomatico.
E’ universalmente accettato il fatto che sul piano fisico è rappresentato in modo consapevole od inconscio quanto vissuto sul piano emozionale, mentale, spirituale (nell’accezione menzionata).
Le diverse terapie complementari operano prevalentemente su uno o più aspetti: o sulle rappresentazioni somatiche (Massoterapia, Chiropratica, Osteopatia, Riflessologia, Agopuntura, Posturologia, …) o sul mondo dei vissuti interiori (psicoterapie diverse, fiori di Bach…), oppure su entrambi gli aspetti contemporaneamente ( Omeopatia, Ayurveda, Antroposofia, Bioenergetica, Medicina tradizionale cinese…).
Per tutti è importante  rifarsi ad un modello che permetta di collocare il proprio intervento nel percorso globale di guarigione di ogni paziente.
Partendo dunque dalla psicosomatica che studia la rappresentazione dei vissuti attraverso i sintomi., in quale direzione è possibile l’integrazione di approcci diversi, in un modello unico, semplice e comprensibile? La nostra proposta è il concetto di “parte” o “personaggio”.
Sul concetto di parte o personaggio e di malattia come rappresentazione della sua sofferenza, si incontrano diversi metodi terapeutici. Ciascuna terapia, nella propria specificità, riconosce l’esistenza e l’importanza della presenza di parti diverse nella persona, relazionate tra loro.

  • L’analisi classica, soprattutto in chiave junghiana (i “tipi junghiani”) con tutte le sue derivazioni (fino allo stesso Voice Dialogue (Dialogo delle voci)

  • la Teatro terapia, dove i pazienti vanno a ricalcare il loro vissuto interpretando i personaggi

  • la Gestalt, dove i drammi interni diventano personaggi che, interpretati, cambiano i vissuti e i disturbi fisici

  • la psicologia Transazionale, con le sue tre parti (genitore, adulto, bambino) in relazione

  • la Neurolinguistica terapeutica che cura attraverso l’esperienza delle diverse posizioni percettive/parti

  • La Bioenergetica, con le diverse strutture che il corpo assume

Il modello per parti nel Voice Dialogue

Nelle discipline sopra elencate,  le “parti” sono aspetti diversi, indipendenti ed in relazione tra loro in modo più o meno consapevole. Da questa relazione interna prendono forma tutte le modalità di essere e di comportarsi che l’individuo assume.
Uno studio moderno di queste dinamiche è proposto da Hal e Sidra Stone, nel metodo da loro denominato Voice Dialogue.
Il Voice Dialogue è appunto il dialogo-scontro continuo tra le parti, conscie ed inconscie che vivono dentro ciascuna persona. Esse si strutturano progressivamente. La storia di ogni uomo inizia nella vulnerabilità del “bambino” totalmente dipendente. Per proteggerlo si creano diverse strutture (parti o personaggi), ciascuna dotata di una vera e propria fisiologia e patologia che crescono e cambiano nel tempo in relazione all’ambiente ed alla storia personale. Esse con il tempo tendono ad irrigidirsi e limitare le reazioni e i comportamenti.
La creazione di modelli di adattamento non è solo un processo del primo tempo di vita, ma è un modo di affrontare la quotidianità. Queste strutture sono l’interfaccia fondamentale di tutte le relazioni con le persone e con l’ambiente.
Per quanto efficaci nel proteggere la vulnerabilità del “bambino”, questi “personaggi” comunque ne limitano la libertà.
Quanto più forte è la “richiesta” di adattarsi all’ambiente, tanto più esse sono potenti al punto da soffocare la creatività, la gioia, la spontaneità, l’immediatezza e la spinta vitale.
Le “costrizioni” che i personaggi determinano, assieme alla depressione della creatività, finiscono per rappresentarsi nella malattia che mostrerà i sintomi e i segni propri della struttura energetica dei “personaggi” che rappresenta.

Il medicinale omeopatico come personaggio

Anche l’omeopatia può essere letta in chiavi di terapia attraverso i “personaggi”. Da sempre i rimedi sono stati presentati anche come “personaggi” con il loro carattere i loro comportamenti e i loro problemi fisici specifici. Mancava un modello di riferimento, un percorso di guarigione per comprendere meglio l’effetto dell’incontro successivo con i diversi “personaggi” dei medicinali. Questo modo di vedere oggi può aprirsi ad un respiro diverso, nulla togliendo all’identità della terapia, con in più la possibilità di entrare meglio in relazione con le altre terapie.
L’insieme dei sintomi e segni del medicinale omeopatico, descrive qualcosa di finito, completo in sé, qualcosa che ha una sua “vita” precisa. Si potrebbe  per questo paragonarlo ad un personaggio del teatro, che porta in scena il suo dramma, e lo rappresenta con la coerenza della parola e del gesto che, nel medicinale sperimentato, arriva a comprendere la rappresentazione nella malattia.
Ciascuno dei medicinali “interpreta” un diverso aspetto del male di vivere: mostra di essere un simbolo, un archetipo. E’ astratto, impersonale, mitico, perché in esso è rappresentata la reazione universale ad un evento, ad un preciso aspetto della sofferenza. Proprio per questo possiamo vederlo come una vera e propria “maschera di teatro”. La sua universalità è “costituzionale” fin dall’origine: si arriva a definirlo facendo sintesi ( astrazione impersonale) delle esperienze delle diverse persone che l’hanno sperimentato, provato clinicamente, studiato simbolicamente.

La “galleria” dei “personaggi” dell’omeopatia

In alcuni medicinali si trovano interpretate reazioni molto comuni, come le emozioni estreme di Ignatia, o la sensibilità esagerata di Phosphorus, che non può avere confini, o i traumi di Arnica, sempre esposto perché “sopra gli altri”, o gli effetti dello stress cronico di Nux Vomica.
Altri sono invece più lontani dall’esperienza comune perché rappresentano condizioni molto particolari come la reazione rabbiosa contro la morte di Arsenicum bromatum che si differenzia dal sentire la morte senza speranza di Arsenicum Album, o la morte come porta verso lo spirituale di Arsenicum Jodatum.
La rabbia repressa è ad esempio la “maschera” di Staphysagria che vive una condizione di mortificazione profonda, perché si sente schiacciata da chi ha “potere” su di lei, siano essi i genitori, i familiari, o il partner o “padroni” diversi.

La coerenza interna psicosomatica dei personaggi dell’omeopatia

E’ l’analisi in chiave simbolica a mostrare il tessuto coerente di tutte queste manifestazioni mentali, emotive o fisiche: un vero e proprio personaggio, con il suo “male”, le sue problematiche, le sue “soluzioni” di adattamento.
Il medicinale omeopatico è “informazione”, non materia, capace di produrre effetti precisi e ripetibili su tutti i piani: fisico, emotivo, mentale e spirituale.
Stupisce la coerenza interna che ogni medicinale ha. E’ così precisa da poter essere proposta come dimostrazione del modello psicosomatico. E sono proprio le chiavi della psicologia contemporanea, analitica e psicosomatica, a permettere di cogliere ancora meglio le sfumature, scoprendo significati analoghi in aspetti apparentemente inconciliabili.
E’ stata proprio la psicosomatica ad esempio a permettere di intuire il significato di violazione personale che c’è in Staphysagria per la dilatazione di un orifizio.
Sono sempre i “filtri” di lettura psicosomatici a svelare il carattere “olistico” della rappresentazione che è presente nel medicinale e cioè il fatto che ogni suo aspetto sia esso sensazione, idea, emozione, alterazione del corpo fino ai sintomi delle malattie, altro non siano che lo stesso “racconto”, con il proprio “linguaggio”, ad un diverso livello.
Ogni sintomo della persona si trova a raccontare la “stessa storia”, come può, in forme diverse, secondo la sua capacità espressiva. Questa capacità spazia dalle possibilità infinite della sua mente, alla risposta obbligata on/off di una singola cellula. E’ per questo che le modalità con cui può presentarsi una laringite sono le stesse rappresentate nel mal di pancia, nella tosse o nella paura di una determinata persona. Analogamente a quanto la geometria frattale ha descritto per schemi che, a diverso livello di risoluzione, si ripetono indefinitamente.

La terapia hahnemanniana supporta questa visione

Hahnemann osservò che prescrivere i medicinali sui sintomi della malattia, poteva portare ad un peggioramento delle condizioni generali dei malati. La riflessione su queste osservazioni lo indusse a proporre la prescrizione del medicamento sulla persona intera.
La totalità è quella struttura energetica coerente che i sintomi della mente, del sentire, delle emozioni, del corpo, mostrano.
Può essere una struttura energetica – “personaggio” - così importante da mantenersi stabile per un grande numero di anni. Può invece, all’opposto, essere solo temporanea, in risposta ad eventi precisi.
E’ comunque un insieme coerente di segni e sintomi che proprio l’abilità dell’omeopata va a scoprire per curare attraverso la “somiglianza”. La difficoltà a curare deriva spesso dalla confusione, frammistione di strutture diverse, cioè parti, cioè personaggi, dello stesso paziente tra cui l’omeopata si trova a dover “scegliere” secondo criteri che le diverse scuole hanno cercato di definire nei metodi.
Il modello che proponiamo permette di andare oltre la diversità dei metodi per cogliere la direzione comune di tutti gli indirizzi omeopatici che, con modalità e tempi propri, con uno o più medicinali nel tempo, concorrono al cammino di guarigione sopra esposto: una progressiva destrutturazione dei “personaggi” attraverso il simile dei medicinali.
La stessa prospettiva unificante comprende anche le altre terapie che si avvalgono o meno della legge di similitudine.

La crescita consapevole della persona

Il solo percorso di destrutturazione però non permette di camminare verso una piena crescita personale. E’ necessario un ulteriore passo qualificante.
L’obiettivo terapeutico in Hahnemann è (§  9) lo stato di salute dove “l’energia vitale che anima la parte materiale del corpo umano, regna in maniera assoluta… (così che ) lo spirito dotato di ragione, presente nell’organismo, può servirsi liberamente di questo strumento sano e vivo nel tendere verso il fine elevato della propria esistenza.” Il medicinali che curano  offrono al paziente la possibilità di crescere perché lo liberano dal peso delle strutture limitanti dei “personaggi”.
Danno quindi maggiore spazio, ma questo non coincide con la crescita della persona, movimento questo che non può essere passivo. Alleggerire o togliere limitazioni senza entrare nei significati non permette di andare oltre.
E’ lo sviluppo progressivo di un ”ego consapevole” il punto di svolta. Sviluppare l’Ego consapevole significa poter incontrare le parti, i personaggi interni, in modo diverso: da limitazione ad opportunità. Gli stessi “fini elevati della propria esistenza” sono “custoditi” da “personaggi” che, se inascoltati, non possono essere “zittiti” dai medicinali.
Il medicinale, da solo o con altre terapie, offre l’opportunità di incontrare queste parti, aiuta a divenirne consapevoli, ma non impone. Quanti pazienti sono rimasti sulla soglia di una vera crescita personale una volta sperimentato un medicinale che cura, perché si sono accontentati dell’equilibrio ottenuto, illusi della sua stabilità? L’equilibrio non può essere stabile perché la guarigione è un processo e quindi un continuo divenire. Un percorso dove nuove parti, nuovi “personaggi” si affacciano in continuazione.
Chiedono ascolto, cambiamento, adattamento, crescita, evoluzione. Inascoltati “soffrono” ed il loro soffrire diventa mal-essere, fintantoché non diverranno consapevoli, ascoltate e seguite con atti di volontà che permettano di proseguire nel cammino “senza fine” di evoluzione che è il processo di guarigione.

Bibliografia

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m.castellini@omeopatia.org - ligelmet@tin.it


English Summary

The question of cultural integration of homoeopathy

Medical practice often involves patients simultaneously undergoing different kinds of treatment that involve paradigms with little or nothing in common. At times, patients may feel that their needs and efforts are not entirely understood or appreciated. This lack of relationship between complementary medical approaches contrasts starkly with contemporary culture that takes the "network" as its paradigm.

A reference model may help respect the specific identity of every therapy and especially the best interests of the patient.

Two approaches are necessary in this direction.

The first concerns contemporary culture, that still views homoeopathy as an "alien" element, ignoring the extent to which the law of similarity is the foundation of human experience and the fact that homoeopathy is its therapeutic interpretation.

The search for similars - be it informed or otherwise - is ceaseless. Similars generate reactions with a change in the status of energy and awareness that emerges in physiology and emotions. All metaphoric communication - such as music, images, theatre and stories - is effective to the extent to which similarity arouses resonance and reaction. Encouraging awareness of all this means helping people to understand homoeopathy through their own experience.

The second need: a model which helps different treatments to integrate reciprocally. Our proposal for responding to this need is based on the Voice Dialogue and the "model of parts" inspired by Jung but equally embraces other sources such as Theatre Therapy, Body Awareness, Bio-Energy and others interpreted through homoeopathic experience.

“Voice Dialoue” envisages in individuals a core of vulnerability like that of totally dependent children. Protection is achieved by creating different structures (parts or personalities) that each have their own complete physiology and pathology. With time, they tend to stiffen and restrict reactions and behaviour patterns. The concept of role personality shares many analogies with the “personality” of homoeopathic remedies.

While Voice Dialogue sees integration of parts through dialogue, homoeopathy acts directly through the "similar" remedy.



Maurizio Castellini, physician, homoeopath, Verona School of Homeopathic Medicine, personal evolution group trainer

Linda Gelmetti, physician, homoeopath, personal evolution group trainer

Maurizio Castellini, medico, omeopata, Scuola di Medicina Omeopatica di Verona, trainer gruppi evoluzione personale

Linda Gelmetti, medico, omeopata, trainer gruppi di evoluzione personale