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Il mio incontro con la Nuova Medicina
e l'unione con il Voice Dialogue
(Paola Maletta, Counsellor Olistico)
Avevo già fatto i corsi base, la formazione e altri seminari di approfondimento, inoltre iniziavo il mio stage di approfondimento come assistente alla nuova formazione biennale di Franca Errani nel 1999 quando mia figlia Silvia si ammala di tumore alle ossa.
Silvia era ricoverata nel reparto di Pneumologia.per un dolore dietro alla scapola destra ed insufficienza respiratoria. Mi ricordo ancora le parole del primo dottore che ci fece il colloquio:
“Lei ha solo questa figlia qui ?”
“Sì” risposi io
“Le mie condoglianze signora, non conosco niente di benigno che intacchi le ossa”.
In questa maniera brutale sono venuta a conoscenza che mia figlia appena madre e quasi 18enne era in pericolo di vita. Da quel preciso istante sono entrata in uno stato di panico e stress. Nessuno sapeva dirmi cosa stava veramente accadendo e perché, e soprattutto come fare fronte alla malattia, solo statistiche poco confortanti , ma niente di preciso che poteva tranquillizzarmi e dirmi cosa stava accadendo al corpo di mia figlia. Sebbene avessimo consultato specialisti differenti tutti erano concordi di non saperne niente sull’origine della malattia e sul decorso, le risposte erano solo evasive e condite “Se abbiamo fortuna sua figlia sarà nella percentuale delle persone che ce la farà, cioè il 50%”, ma omettevano di dirmi “se si operava”, invece mia figlia non era operabile, quindi non c’era speranza di guarigione. Se il tumore non lo tagli via, non c’è guarigione.
Durante quel terribile periodo la mia insegnante mi parla della Nuova Medicina e delle teorie di Hamer, di come spiegano le origini, il decorso della malattia, nonché le cause connesse. Sin dalla prima telefonata il terapeuta mi poté spiegare esattamente cosa avesse mia figlia e come sarebbe stato il decorso della malattia. Mi chiese anche di leggere un libro per comprendere meglio: Introduzione alla Nuova Medicina.
Questa telefonata nonché la lettura del libro mi diede una enorme fiducia che Silvia aveva ANCHE la possibilità di farcela sebbene il percorso si prospettasse molto difficile, i dolori fisici non le davano tregua. Allora non avevo coscienza del impatto che questa nuova conoscenza avrebbe avuto nella mia vita: L’ESCLUSIONE. Per me non fu difficile recepire il messaggio del dottor Hamer poiché con il Voice Dialogue avevo verificato che alla soluzione di un conflitto la persona subiva un cambiamento fisico oltre che emotivo. Il Dottor G.R. Hamer aveva provato scientificamente queste correlazioni, cioè come un conflitto biologico colpisse in modo sincrono cervello-psiche-organo, inoltre aveva fatto una mappa di tutti gli organi con i relativi conflitti e spiegato il decorso della malattia.
E nella mia ingenuità pensavo di poter convincere tutti, i miei famigliari, quelli di Silvia, nonché i dottori. Quello fu l’inizio dell’ESCLUSIONE. Tutti gli altri della famiglia, nel panico quanto me, non riuscivano in nessuna maniera ad avere fiducia e sentire che le teorie di Hamer avevano un fondamento biologico. Come potevano credere che uno scienziato ridicolizzato ed ignorato dal mondo accademico ufficiale potesse avere ragione ? Che la cosiddetta malattia non era altro che un programma speciale biologico e SENSATO della natura che si installa in seguito ad un conflitto biologico proprio per poter dare quel maggior apporto di energia per superare il problema stesso e che la fase di risoluzione di questo conflitto è lo stato che noi chiamiamo comunemente “malattia”? Questo significa che quando una persona si sente ammalata di fatto ha superato il suo conflitto biologico e sta solo riparando il corpo per ovviare al maggior apporto di energia durante la prima fase. Questo per qualsiasi tipo di “malattia”.
Com’è possibile che sia così quando parliamo di tumore, sclerosi multipla e tante altre malattia che suscitano in noi fantasmi di morte? Forse riusciamo ad accettare che possa essere vero per piccoli mali quotidiani dove in fondo abbiamo sperimentato più di una volta che anche se non prendiamo medicine comunque il corpo ritorna alla sua normalità. Come accettare una verità così semplice eppure così radicale per malattie che portano con sé i nostri fantasmi di morte?
Finché sono stata nel panico della malattia stessa non ho avuto nessuna possibilità di prendere distacco da questa segregazione, qualsiasi cosa facessi mi toglieva energia e cacciava gli altri sempre più nel panico. Fino al momento della mia totale esclusione delle decisioni di cure per Silvia da parte di tutta la “famiglia”, solo allora ho dato forfait e ho dedicato tutta la mia energia ad aiutare mia figlia ad affrontare questa difficile prova . Adesso dopo quasi 3 anni che mi figlia non c’è più riesco ad incominciare ad elaborare che i SE’ PRIMARI dei miei famigliari nonché di quelli di Silvia erano nati e cresciuti in questa società e la loro UNICA esperienza era che solo i medici possono aiutarti a guarire, che solo all’ospedale le persone possono guarire da mali importanti… non avevano nessuna possibilità di considerare altro.
Questa mia esperienza mi permette oggi di aiutare persone che si affiancano alla Nuova Medicina, perché ammalate, a lavorare con i loro sé primari, a rassicurarle e a coltivare allo stesso tempo la nuova apertura. Questa nuova apertura, che invece “guarda” alla Nuova Medicina, è come una piantina fragile e delicata che va nutrita, annaffiata ma soprattutto protetta. Questo è possibile solo ascoltando ed onorando le parti primarie che non vanno messe da parte a favore di una nuova teoria, perché cadrebbero nel panico anche se noi non le sentiamo, e questo sabota ogni possibilità di nuova conoscenza. Il mio lavoro adesso è proprio sull’onorare queste parti che vorrebbero il dottore o primario, rassicurando, facendo compromessi che all’inizio sembrano rallentare il lavoro, ma sempre più mi rendo conto che rassicurare un sé primario importante come quello che si occupa della nostra salute è indispensabile per ogni lavoro di crescita personale, ma soprattutto quando tanta vulnerabilità è in gioco come in una malattia.
Diventa come un gioco di equilibrio fra il Gigante che si occupa della nostra salute e la nuova piantina fragile che chiede nutrimento e spazio. In questo gioco creo spazio non solo per la nuova piantina ma anche per il processo di EGO CONSAPEVOLE, dove è la persona stessa a prendersi cura di questo esercizio… da funambolo. E lentamente è la persona stessa che impara a gestire la paura del gigante, rassicurandolo, e facendo crescere la nuova piantina fino al momento in cui una nuova consapevolezza si radica ed il gigante lavorerà insieme per la costruzione di un nuovo albero bello ramificato con tante radici profonde. Questo è un duro lavoro che richiede molta energia, focalizzazione e pazienza, ma che radica dentro alle persone un senso profondo di fiducia nel proprio corpo.
Paola Maletta – insegnante del corso Introduttivo di Nuova Medicina, iscritta all’albo professionale della Sicool , (Società Italiana Counsellor Olistici), all’associazione Voice Dialogue Italia e ad A.L.B.A. (associazione leggi biologiche applicate)
e-mail : paola.ml@libero.it
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