Liberati dalle difficoltà ereditate dai tuoi antenati

"Traumi e irrisolti familiari possono arrivare fino a noi diventando nostre fragilità. Le tradizioni spirituali lo dicono da sempre, la psicologia da almeno 30 anni e oggi la scienza lo conferma.
Per sciogliere quei nodi serve un processo alchemico che trasformi in luce le nostre ombre, quelle dei nostri genitori e dei nostri avi. Sei pronta per un viaggio nella tua anima insieme a chi ti ha preceduto?"

 

Le hai viste mille volte le vecchie foto in bianco e nero a cui ti senti legata senza sapere bene perché. Gli occhi di una bambina ti catturano. Sono identici ai tuoi. «È la tua prozia: un talento straordinario per il disegno, proprio come te», rivela tua madre. «In amore però non è stata fortunata. Il marito è partito per il fronte. Le mandava lettere ogni settimana. Quando non sono più arrivate ha capito di essere rimasta vedova. Non si è più rifatta una vita». Pensi alle tante storie che iniziano tra mille WhatsApp e si interrompono in un nulla. Tu che dalla fine di un grande amore non sei più riuscita ad avere una relazione felice. Una coincidenza? «Non è detto», spiega la counselor Silvana Borile. «Noi ereditiamo non solo i talenti ma anche gli ostacoli appartenuti ai nostri avi. Un bel pacchetto di traumi, segreti e messaggi non verbali che ci influenzano ». Gli scienziati hanno spesso storto il naso di fronte alla possibilità che blocchi e paure arrivino a noi dal passato. Ma si sono ricreduti. «Dagli studi genetici più recenti si è scoperto che quello che un tempo si chiamava Dna Spazzatura perché non codifica proteine in realtà ha un ruolo importantissimo », spiega la psichiatra e psicoterapeuta Erica Poli. «Regola infatti l’accensione e lo spegnimento dei geni rispetto alle informazioni emotive che arrivano dall’ambiente e dalla famiglia». In ognuno di noi si stima che ci siano eredità di Dna di sette generazioni antecedenti la nostra. E che ereditiamo conflitti e irrisolti nel nostro tessuto biologico, traccia della nostra futura fragilità».

La sindrome degli antenati

La psicologa Anne Ancelin Schützenberger (vedi box), una novantottenne arzilla, più di 30 anni fa ha chiamato questo processo di ripetizione inconscia dei traumi “la sindrome degli antenati”. Secondo l’esperta da una generazione all’altra vengono trasmessi nelle famiglie gli eventi irrisolti che riproduciamo inconsapevolmente per lealtà verso chi è arrivato prima di noi. Si scopre, per esempio, realizzando il proprio genosociogramma (una rappresentazione commentata e allargata dell’albero genealogico) che incidenti gravi o eventi felici, a livello intergenerazionale, sono avvenuti spesso nello stesso giorno dello stesso mese oppure quando i parenti coinvolti avevano la stessa età. Accade perché le famiglie sono nuclei potentissimi che trasmettono regole precise, spingendoci anche verso l’autosabotaggio. Per riconquistare la nostra libertà, dobbiamo capire i sottili legami che ci tengono ancorati al passato e poi lasciarli andare. Sarà come appoggiare uno zaino di dieci chili e camminare più leggere nel nostro percorso di vita. Ma soprattutto saremo finalmente noi stesse. Ci sono tante tecniche che possono aiutare a fare pace con il proprio passato: le costellazioni familiari, lo psicodramma, la psicogenealogia, la psicomagia di Jodorowsky. Ma c’è una premessa da fare: «Mettere in scena il passato serve a comprendere i nessi che ci legano alla nostra famiglia d’origine, ma non è sufficiente a guarire. Per quello serve un passaggio fatto con il cuore e non solo con la testa», spiega ancora Erica Poli. Si parte dall’accettazione delle fragilità di chi ci ha preceduto e delle nostre. Se non riusciamo a farlo, blocchiamo la nostra spinta vitale. «Tutti noi abbiamo una natura elettromagnetica: più giudichiamo e rifiutiamo ciò che è dentro di noi, più andiamo in dissonanza perché negare parti di sé è contrario al messaggio biologico e quindi alla nostra natura autentica».

Onora il padre e la madre

Il primo passo per cambiare credenze e comportamenti che ti limitano è quello di onorare i tuoi genitori e di perdonarli, anche se non ci sono più. Lavorava tanto tuo padre. A casa era scontroso e assente. A tavola diceva solo: «Passami il sale». Gli interessavano i tuoi voti a scuola, ma, almeno in apparenza, non la tua felicità. Tua madre era poco incline alla dolcezza, non ha mai raccolto le tue confidenze e diceva sempre no. E poi si sono pure separati, lasciandoti sola in mezzo alla tempesta, convinta di non meritare amore e che per te non ci sia spazio in questa vita per una relazione felice e appagante. È vero, è possibile che ti abbiano trasmesso le loro difficoltà e idee di te e della vita che oggi non ti aiutano. Ma è merito loro se ci sei e se sei così, con i tuoi talenti, le tue risorse e le tue fragilità. E non sarà cercando di essere diversa da loro a tutti i costi che tuteli la tua preziosa unicità. Onorarli significa riconoscere il loro posto e smettere di incolparli per come sei, per le tue sofferenze attuali. Perdonare non significa scusare, giustificare o per forza riconciliarti. Men che meno negare i tuoi diritti o aspettarti che loro cambino. «Perdonare significa imparare a essere responsabile di te stessa, abbandonare le aspettative verso gli altri e smettere di coltivare l’illogico presupposto che tua madre, tuo padre, ma anche gli uomini con cui entri in relazione, si comportino come vorresti», spiega Erica Poli. È un percorso, può essere anche lungo. «E la fase più potente arriva con il perdono di sé, l’abbandono dei sensi di colpa e della rabbia, l’accettazione delle proprie parti fragili, ombrose e bisognose».

Basta colpevolizzarti

L’ennesima storia è andata male. Ti sembra di aver fatto un casino, che i segnali ci fossero tutti perché finisse a catafascio, ma non li hai saputi cogliere in tempo. Sei triste, e sei arrabbiata con lui e con te stessa. Accogli questi sentimenti, inutile farci la lotta, più cerchi di sbarazzartene, più ti si incrostano dentro. «Invece di chiederti ossessivamente: “Che cosa non ha funzionato?”, “Che cosa ho sbagliato, ancora?”, “La mia infelicità sta nel destino, nel mio Dna, nella mia storia di famiglia?”, chiediti: “Che cosa c’è di perfetto in ciò che mi sta accadendo?”. “Come si rivela questa perfezione?”, “Come posso cambiare il mio punto di vista per riconoscere tale perfezione?”, spiega ancora Poli. Metti per iscritto le tue risposte e ripeti l’esercizio finché le emozioni non si puliscono. Scoprirai il ruolo di questa relazione per il tuo percorso evolutivo: momenti felici, la riscoperta della tua femminilità, una connessione con le tue emozioni che ha rotto la solitudine. «Quando il perdono di sé è completo, i benefici sono immediati e potrai aprirti a nuove traiettorie di cambiamento. Puoi sentire di amare la vita e cercare ancora la felicità».

Fai pace con maschi e femmine vissuti prima

Ora che hai fatto un po’ di pulizia dal dolore e dalla rabbia, puoi andare oltre. E regalarti una meditazione luminosa che ti aiuterà a pacificarti con i tuoi avi, con la tua difficoltà di stare in una relazione felice, ma anche con il maschile e il femminile dentro di te. Ce la suggerisce Silvana Borile che conduce le persone in questo percorso da molti anni. «Prenditi mezz’ora tutta per te. Rilassa ogni distretto del tuo corpo a partire dalle dita del piede destro fino ai capelli. L’obiettivo è far rallentare le tue onde cerebrali fino allo stato alfa, tipico degli istanti che precedono il sonno. Ora inizia a visualizzare di fronte a te la linea femminile della famiglia: la mamma, la nonna, la bisnonna e le ave, anche se non le hai mai viste, una dietro l’altra. Lascia libera la tua mente di fluire, di percepire se appaiono ostacoli rispetto al tuo progetto, per esempio quello di avere una relazione duratura. Poi immagina di illuminare le tue antenate con una luce bianca che pulisce la loro energia. Ripeti lo stesso procedimento con la linea maschile della mamma: suo papà, il nonno, il bisnonno. Fai lo stesso con papà. Sarà molto pacificatorio», spiega l’esperta. Puoi chiederti che cosa rappresentano gli ostacoli rispetto al tuo problema. «Hai visto una carovana e hai difficoltà a creare un legame di coppia? Magari uno spostamento di clan ha interrotto un grande amore: non importa definire una verità storica, ma capire che puoi rimanere legata al tuo passato senza farti carico di storie non tue», spiega Borile.

Infine ringrazia

Ormai lo sai: un filo di Arianna ti lega a tutti i tuoi antenati, compresa la prozia rimasta vedova di guerra. Sono nella tua anima, un sé che vive in una dimensione fuori dal tempo, capace di muoversi liberamente nel passato e nel futuro. Integrali in modo simbolico, «ringraziandoli per essere una parte di te che si è manifestata in quel modo», spiega ancora Erica Poli. Le parole giuste, per quella povera zia rimasta sola che ti guarda bambina dalla fotografia, saranno: «Ti permetto di far parte di me». «Ti chiedo scusa di averti giudicato. Grazie per il tuo sacrificio». Entri così nella legge dell’armonia. E ti liberi dal giogo del tempo, del prima e del dopo, delle cause e degli effetti. Aprendoti alla possibilità che tutto possa succedere e che la tua vita, da ora, abbia un nuovo slancio.

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