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MANGIARE
Quando nutrirsi diventa un rito

(Eliana Sabatini)



Perché mangiamo? La prima risposta che viene spontanea è: il cibo è nutrimento, mangiamo per procurarci le sostanze che ci servono per crescere (finché siamo piccoli) e per poter svolgere le nostre attività una volta cresciuti; il cibo è il carburante per quella eccezionale macchina che è l’essere umano.

Ma da sempre il cibo non viene consumato seguendo un banale processo di causa – effetto: ho fame – mangio, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo; l’uomo ha sempre cercato di consumare il cibo in un luogo dove si sentiva al sicuro: millenni fa al sicuro dagli attacchi di animali feroci, oggi al sicuro da ritmi frenetici e sguardi giudicanti. Il cibo viene consumato in momenti ben precisi, i pasti, che vengono possibilmente condivisi con il proprio gruppo familiare o con il gruppo più allargato degli amici (o del proprio clan o tribù).

Anche i cibi più semplici vengono preparati, magari solo lavando le verdure o tagliando un pezzo di carne, e la loro preparazione già rientra nel rito del pasto; generalmente è qualcuno in particolare ad occuparsene, di solito una donna che ricopre il ruolo di nutrice e che aggiunge agli altri il prezioso ed insostituibile ingrediente dell’amore verso le persone che mangeranno.

Il pasto diventa quindi non solo il momento in cui ci si può sfamare, ma anche il momento in cui la famiglia (o il gruppo) si riunisce e manifesta in vario modo il proprio amore e sostegno reciproco. Non a caso le feste sono sempre accompagnate dal cibo, spesso abbondante e particolarmente curato; per alcune ricorrenze specifiche si preparano cibi speciali e anche circostanze non allegre ma importanti nella vita della famiglia o del gruppo di appartenenza, come ad esempio i funerali, vengono celebrate in molti luoghi con la condivisione di un pasto.

Tutto questo quando le cose vanno bene ……… che ne è oggi, nelle nostre giornate frenetiche e agitate, della ritualità dei pasti?

Il modello che prevede la donna a casa ad occuparsi delle “faccende domestiche”, la più importante delle quali è sempre stata la preparazione dei pasti, non è più attuale nella maggior parte delle famiglie. Si cucina frettolosamente, non è considerata un’occupazione importante alla quale dedicare il giusto tempo; siamo nell’era del fast food: mangiare in fretta cose cucinate velocemente.

Si comincia la mattina con una colazione consumata negli intermezzi della cura personale (se non saltata completamente o consumata al bar) per proseguire con il pranzo in mensa o al self-service ( o un panino in piedi al bar … o mangiato davanti al p.c.); anche la cena, consumata più frequentemente a casa, è solitamente “sbrigativa” … d’altronde chi, arrivando a casa alle 19-20 la sera, ha la voglia e la fantasia di mettersi a cucinare?

E chi ha la pazienza di aspettare tempi di preparazione e cottura di una o due ore?

Molto più semplice togliere dal congelatore un surgelato e metterlo rapidamente nel forno a microonde, mettere in tavola affettati e formaggi, o cuocere velocemente una fettina di carne! Anche il rituale del pasto si è catapultato dal mondo del femminile dell’essere, della cura e dell’amorevolezza al mondo maschile del fare, dell’efficienza e della razionalità.

In questo modo il ritmo frenetico della giornata ci segue a casa, il pasto non è più un momento di ristoro e di condivisione (che necessitano di un ritmo “femminile”, di uno “stare” gli uni con gli altri) ma viene consumato davanti alla TV, spesso senza nemmeno guardarsi!

Se non si può dire che il cibo così preparato e consumato sia meno nutriente, si può senz’altro dire che sia destinato solo al nutrimento del corpo e non e quello della persona nella sua interezza. La ritualità del pasto ci manca, anche se inconsapevolmente: chi non ha qualche nostalgico ricordo di momenti dell’infanzia e di una torta della nonna ( o delle polpette della mamma ……….) che ricordiamo come la cosa più buona che ci sia al mondo?

A rendere così buoni quei cibi non era solo la qualità degli ingredienti e la bravura della nonna in cucina, ma l’amore con cui quella torta veniva impastata e cotta, proprio per noi … che triste paragone con la scatoletta aperta di corsa e consumata leggendo il giornale!

Il pasto è, non a caso, uno dei momenti della giornata in cui si sente maggiormente la solitudine … e a questa sgradevole sensazione si cerca di ovviare mangiando sempre più frettolosamente e con sempre meno attenzione al cibo e al pasto stesso, innescando il processo del “cane che si morde la coda”.

Dobbiamo quindi tornare ai ritmi di vita e ai modelli familiari di un tempo? Io non lo credo necessario (e neanche fattibile). Recuperare la ritualità dei pasti è possibile anche con tempi ridotti, se se ne vede l’importanza; anche un panino può essere preparato con amore, pensando al momento in cui potremo finalmente prenderci una pausa dal lavoro … possiamo mangiarlo con calma, assaporandolo, e magari chiacchierando con qualcuno … possiamo comunque apparecchiare la tavola, anche se siamo soli e abbiamo preparato solo un’insalata col tonno: ci meritiamo un pasto e non un “rifornimento carburante”!

Quel qualche minuto in più che avremo impiegato per queste piccole cose sarà ampiamente ricompensato dalla ricchezza ed abbondanza del nutrimento che riceveremo dal nostro pasto.






Eliana Sabatini socio e membro del Consiglio Direttivo dell'Associazione Voice Dialogue Italia propone seminari e gruppi di lavoro per Associazione Omega di Bologna e Istituto Helkaiker.
Info - 328 4579991 -eliana.sabatini@fastwebnet.it

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