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LE INTERVISTE AI SE’ INTERIORI:
IL SE’ GENTILE (gennaio 2005)
(Franca
Errani Civita)
Con il termine
“connessione energetica” nel linguaggio degli Stone si intende la capacità di
creare collegamento con un’altra
persona, al di là delle parole o dei gesti. La connessione energetica è ben
chiara al Bambino Vulnerabile, estremamente sensibile alla realtà energetica
delle relazioni umane, ma vi sono altri
sé capaci di creare connessione e uno di questi è il sé gentile. Per sua
natura questo sé è aperto, empatico, a contatto con gli altri attraverso un
campo energetico particolarmente caldo ed espanso e, perciò, è particolarmente
prezioso nello stabilire e mantenere le relazioni interpersonali. Tuttavia,
come le altre parti di noi, il sé gentile presenta dei limiti: se siamo
identificati con lui, e quindi il nostro campo energetico è costantemente
aperto e connesso con gli altri, finiremo per sentire prima e di più i bisogni
altrui che i nostri, vibrando all’unisono con le loro necessità e non potendo
praticamente mettere limiti alle loro richieste. In questo caso il sé gentile
diventa troppo compiacente e rischia di drenare la nostra energia, lasciandoci
stanchi, frustrati e a volte pieni di risentimento verso le persone che poco
prima abbiamo accudito con tanta amorevolezza. Daniela è sposata da
diversi anni; si è laureata a suo tempo con ottimi risultati ma, con il
matrimonio, ha deciso assieme al marito di dedicarsi almeno per alcuni anni
alla crescita dei due gemelli che sono nati
presto. Il marito lavora come consulente aziendale e guadagna a
sufficienza per mantenere la famiglia in un discreto benessere. Perciò la
decisione di riprendere a lavorare, per Daniela, anno per anno si è spostata
sempre più in là, anche ora che i figli sono diventati grandicelli e nulla le
impedirebbe di riprendere in considerazione il suo progetto. Daniela è
vagamente insoddisfatta, anche se non fa che parlare con amore e entusiasmo di
come si dedica alla famiglia, di come le piaccia accudire i suoi cari e i
genitori che stanno invecchiando. Sempre più si percepisce che al centro non si
trova più Daniela nella sua interezza, ma una sua parte, il suo sé premuroso e
altruista. Facilitatore: - Mi piacerebbe continuare a parlare di questo argomento,
ma vorrei che tu ti spostassi un poco. Mi sembra che sia già una parte di te
che sta parlando. (Daniela è già esperta
della tecnica del Voice Dialogue e si sposta fluidamente in un altro punto
della stanza). Sé gentile di Daniela
(S.g.D): - Ciao. Vuoi parlare direttamente con me?
(l’energia che emana da questa sub-personalità è calda, accogliente,
avvolgente). F.ore: - Mi fa
piacere, certo. Sembra che tu sia completamente soddisfatta della vita di
Daniela. S.g.D.: - Certo. Ha un marito splendido e due figli che crescono
meravigliosamente. A me piace dedicarmi a loro. La mattina ad esempio adoro
preparare una bella colazione, dove ci siano tutte le cose che ognuno di loro
preferisce. Il mattino è il momento in cui si è tutti insieme, ci si ritroverà
solo la sera in questo modo… Così la faccio alzare una buona mezz’ora prima, ma
ne vale la pena. F.ore: - Sembra
delizioso… S.g:D.: - Certo che lo
è. Io so rendere deliziosi tutti i momenti. Sono attenta, premurosa, capace di
prevenire i desideri… F.ore: - Mi sembra
interessante questo… come fai, a prevenire i desideri? S.g.D: - Osservo e
sento, e conosco bene i miei cari! Non occorrono parole, a volte non è
necessario neppure un segnale esterno.
E’ come se il mio stesso corpo vibrasse di quel bisogno… Ad esempio mi accorgo
immediatamente di quando suo marito è stanco o preoccupato… F.ore: - E in questo
caso come ti comporti? S.g.D.: - Beh voglio
che immediatamente Daniela si prenda cura di lui; può essere un leggero
massaggio sulle spalle, oppure gli sbuccio la frutta preferita, oppure gli dico
che posso occuparmi io di certe incombenze che so che a lui disturbano un po’… F.ore: - Ad esempio? S.g.D.: - Per esempio passare dalla tintoria!
(ride con affetto, come se stesse vedendo la scena). In effetti la tintoria
è sulla strada che lui percorre tutti i giorni, per cui non gli sarebbe per
nulla scomodo portare la roba o ritirarla. Però lui detesta questo incarico!
Allora dico che ci pensiamo noi, anche se dobbiamo prendere l’auto apposta. F.ore: - Sembra davvero che tu non faccia alcuna fatica a occuparti
degli altri… vuoi darmi qualche altro esempio? S.g.D.: - Beh, ora che
i suoi genitori stanno invecchiando mi
sento attivata per prendermi cura di loro. Per andarli a trovare regolarmente,
oppure invitarli spesso per il fine-settimana, oppure andare da loro in
campagna, sempre durante i fine-settimana, quando loro si trasferiscono per le
vacanze estive… Io le faccio pensare spesso che prima o poi moriranno… che ogni
momento trascorso con loro è prezioso. Lei a volte sbuffa… pensa che poi non
sono proprio COSI’ vecchi… F.ore: - Ah, sembra
quindi che ci sia un’altra parte di lei che non la pensa esattamente come te… S.g.D.: - Ma faccio
presto a respingerla (la sua energia si
estende nella stanza, avvolgente) sai, è molto più piacevole stare con me… Quello che accade
quando il sé gentile “prende la mano” è che le reazioni e i bisogni della
persona vengono messi in secondo piano. A volte sono così negati che la persona
non è neppure in grado di dire cosa effettivamente desidera per sé stessa, cosa
vuole, quali sono i suoi progetti: si è
“persa” negli altri, attraverso questo sé che non ha confini e vibra di
empatia. Nel caso di
Daniela il sé rinnegato è la parte capace di sentire i propri bisogni, di
mettere i propri confini. Questo sé può emergere nella stessa seduta o in
incontri successivi, portando la propria verità: ad esempio per Daniela verrà
fuori che il marito e i figli non sono così entusiasti di passare tutti i
fine-settimana con i nonni in campagna, che i figli stanno crescendo viziati e egoisti
perché la madre è incapace di metter loro chiari confini, che il marito spesso
pretende molto senza neppure accorgersene e che, al di sotto di tutto
questo, il mondo personale di Daniela
sta languendo e meditando un cambiamento drastico… Quanto più un sé è
rinnegato, tanto più il rischio è che “esploda” nella nostra vita portandoci a
vivere l’opposto senza nessuna capacità di mediazione. Nel corso degli incontri
successivi, i sé rinnegati di Daniela, opportunamente intervistati, ammettono
il loro desiderio che la donna si separi e viva la sua vita… Ma è veramente
necessario che si separi dal marito, o è forse più salutare che si “separi” dal
suo sé gentile? Molte delle
separazioni che avvengono tra le coppie nascono da queste identificazioni eccessive:
prima o poi la polarità opposta emerge con tutto il suo carico di risentimento
e rivendicazioni. Daniela ha iniziato il suo percorso in tempo: si è potuta
separare dal sé gentile, riequilibrando questa energia e apportando i relativi
cambiamenti in famiglia: il processo ha quindi coinvolto indirettamente anche
gli altri componenti, che sono stati sfidati a uscire dai loro ruoli, comodi ma
in ogni caso limitanti… i figli hanno iniziato ad avere un po’ più di
responsabilità, il marito ha scoperto cose nuove nella moglie… A volte basta
che uno solo dei membri della famiglia si metta in movimento, perché vi sia un
risveglio (più o meno faticoso) anche negli altri. Anche il sé gentile,
come ogni altra energia, ci offre doni e limiti: il suo dono è l’empatia, l’
amorevolezza, la capacità di sentire gli altri; il suo limite è che non sa dire
di no (non lo imparerà mai: sono altre le energie che possono farlo!), mettendo
sempre al primo posto gli altri. L’ego consapevole può canalizzare questo sé e
utilizzarlo nel modo migliore. Il mondo sarebbe molto poco ospitale senza la
naturale tendenza ad amare di questo sé, ma al tempo stesso una sua attivazione
eccessiva ci depaupera energeticamente e rende i rapporti poco equilibrati. |