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I SE’: FALSI? AUTENTICI?
LA PROSPETTIVA DEL VOICE
DIALOGUE (novembre 2004)
(Franca Errani Civita[1]) Dopo la pubblicazione
delle ”interviste ai sé” mi sono arrivate numerose domande sulla “autenticità”
dei sé interiori. Alcune persone mi hanno chiesto: ma questi sé, sono
autentici? Oppure fanno parte delle “maschere” o “resistenze” di cui bisogna
liberarsi per trovare la nostra versa natura, la nostra essenza? Interrompo quindi la
serie delle interviste per rispondere a questo quesito, che tocca così
profondamente il cuore del Voice Dialogue e della Psicologia dei sé. In molti
percorsi si pone una grande enfasi sulla necessità di trovare il nostro “vero”
sé, quella parte “autentica” e originale, che sarebbe ricoperta da strati più “falsi”, una sorta di maschere o corazze
da cui occorre liberarsi. La nozione di “vero
sé” è talmente radicata nel nostro pensiero che per molte persone è davvero difficile
comprendere che tutti i sé sono veri, autentici. Nel Voice Dialogue nessuna
parte – o sé – viene etichettata come autentica o inautentica. Ogni sé si è
sviluppato per particolari ragioni, e compito della persona è comprenderne la
storia e l’evoluzione. In questa prospettiva tutte le nostre parti sono
autentiche e ruolo dell’Ego Consapevole è quello di riconoscerle, aiutandoci, così, a creare un nuovo
equilibrio interiore, dove ogni sé possa contribuire con la sua energia alla
completezza del sistema psichico. Il lavoro del Dialogo è particolarmente ricco
proprio perché ci permette di scoprire come sono vivi, reali e vitali i nostri
sé e quanta profondità e spessore ognuno di essi custodisca. Una delle metafore più
usate per l’Ego Consapevole è quella del direttore d’orchestra. Il direttore ha
il compito di gestire l’intervento dei vari strumenti, dosando l’intensità e la
qualità dei suoni: solo lui ha una panoramica completa dell’orchestra e può
fare in modo che un insieme di suoni disparati o potenzialmente discordanti
produca composizioni godibili. Ogni sé è come il
componente di un’orchestra, per esempio un violinista: può suonare solo il suo
strumento, il violino, che potrebbe essere scordato ma resta pur sempre un
violino; si tratta solo di accordarlo perché dia il suo prezioso contributo a
tutto il complesso. Anche i nostri sé hanno la possibilità di evolvere,
affinarsi e riflettere su di sé, a mano a mano che cresce l’autorevolezza del
direttore della nostra orchestra psichica, l’Ego Consapevole. In diversi percorsi
spirituali viene posto l’accento sulla necessità di essere positivi, amorevoli
e compassionevoli, perché sarebbe questa la nostra parte pregevole o la nostra
natura più genuina. Dal punto di vista del
Dialogo, l’universo interiore di un essere umano è molto simile a quello
esterno e, perciò, come in natura tutta la creazione ha diritto di esistere,
allo stesso modo tutto ciò che noi siamo come esseri umani ha valore. A noi spetta il compito di scegliere, a
seconda delle situazioni. Non sempre è giusto e saggio essere vulnerabili,
amorevoli o compassionevoli: come in un’orchestra ogni tanto è necessaria
l’entrata sonora delle percussioni, così nella vita a volte è bene utilizzare i
nostri sé “di potere”, anche rozzi ed egoisti. In questa visione il
Dialogo delle Voci rifiuta la dicotomia autentico/non autentico, perché non
giudica le varie parti che ci compongono. Il processo di consapevolezza e di
crescita interiore avviene su tre livelli tra loro interconnessi:
Le persone accettano
di mettersi in discussione, in un percorso impegnativo di graduale ma duratura
trasformazione, quando si sentono al sicuro, al riparo da giudizi e minacce. Se una parte di me
viene giudicata inautentica, come potrà svelarsi, raccontare la sua storia e
imparare a suonare meglio la sua musica? Non mi è mai capitato che una persona
abbia accettato di svelare la sua vulnerabilità quando si è sentita giudicata o
incalzata. Ognuno di noi è un insieme vibrante di energie, di storie, di
memorie, di comportamenti, e il ricco intreccio della nostra identità non può
perdere nessun filo del suo tessuto variopinto. Ancora una
precisazione: contattare e ascoltare tutti i sé non vuol dire mettere
necessariamente armonia tra di loro. Ci sono sé che probabilmente non è
possibile riconciliare, e non c’è nulla di sbagliato nello sperimentare anche
lo squilibrio e la disarmonia. In una visione di sola armonia alcuni sé saranno
necessariamente giudicati e questo porta alla perdita di quelle parti che sono
ritenute sgradite, negative, riprovevoli, inautentiche. Quando innalziamo un
trono ai nostri sé “autentici”, stiamo creando uno squilibrio interno che si
riverbera non solo sulle nostre azioni e le nostre relazioni, ma ha
ripercussioni anche a livello sociale, creando polarizzazioni di popoli e civiltà,
ciascuno convinto dell’autenticità dei propri valori e della negatività di
quelli portati dagli altri. In questo senso il processo dell’Ego Consapevole è
di grande valore non solo sul piano individuale, ma anche su quello collettivo.
[1] Con il contributo di alcune letture sul Forum di Delos, in particolare i commenti di Miriam Dyak, Astra Niedra, Gordon Keating. |