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LE INTERVISTE AI SE' INTERIORI:IL SE' RAZIONALE(Franca Errani
Civita) Il sé
razionale fa parte degli aspetti psichici legati alla Mente. Dietro a tutti gli
aspetti mentali, possiamo riconoscere un grande archetipo: Apollo, il dio
dell'ordine, della chiarezza, della struttura e della logica. Il Mentale, e le
energie ad esso collegate, è fondamentale per vivere nel mondo; grazie ad esso
possiamo studiare, analizzare, creare struttura, ragionare, dedurre. Tuttavia
il mentale ha due limiti: non sa creare connessione energetica con gli altri
esseri umani e non sente: le emozioni sono un mistero, la vulnerabilità è un
concetto più che una realtà, le sensazioni del corpo sono da eliminare o
comunque misteriose. Il sé che parla è il sé razionale di Carlo. Carlo conosce appena
il Dialogo; in questa seduta porta il disagio di una lite furibonda avuta il
giorno prima con sua moglie Teresa, a proposito delle vacanze. Carlo racconta
che Teresa l’ha accusato di aver deciso tutto da solo e di averla “tagliata
fuori” dalla scelta. Lui non capisce la reazione esasperata di lei, si sente
offeso e distaccato. Non riesce a vedere dove fosse il problema. Dopo aver
parlato un po’ dell’evento stando al centro, il facilitatore propone di parlare
con la parte di Carlo che, il giorno prima, ha gestito la conversazione, quello
che non vede dove fosse il problema. Sé razionale di Carlo
(sicuro, freddo e distaccato): - Non riesco veramente a capire
dove fosse il problema. Carlo aveva scelto con molta cura, aveva raccolto tutte
le informazioni, prezzi, dettagli… insomma aveva fatto una pianificazione
perfetta. Facilitatore: -
Immagino che l’avesse fatta con il tuo aiuto… Sé R. C.: -
Certamente. Avevo fatto io tutte le valutazioni. Il migliore rapporto
qualità/prezzo; in più l’anno scorso i loro amici XX erano andati nello stesso
posto, ed erano stati molto contenti. Insomma avevo fatto un ottimo lavoro.
Chiaro che c’era anche l’organizzatore con me… F.ore: - Teresa
invece… Sé R. C: - E’ stata
una scena assurda. Ha accusato Carlo con quel suo modo irruente, rabbioso,
illogico. Per Carlo è insopportabile. Ho cercato di farla ragionare, ma è stato
come versare benzina sul fuoco. Badava a dire che lui l’aveva “tagliata via”.
Non capisco. F.ore: - E’ una
situazione che capita spesso, tra Carlo e Teresa? Sé R. C: -
Lei è molto passionale, troppo. Per me è anche un po’ isterica. Io detesto
queste forme assurde di comunicazione. Amo che tutto sia spiegato chiaramente,
logicamente. Non capisco perché non si possa ragionare in modo sensato. F.ore: - Immagino che
tu sia da molto con Carlo… Mi piacerebbe conoscere meglio la tua storia, in
lui… Sé R. C: - Io ci sono
da sempre… per quanto Carlo ricordi della sua infanzia, io ero già lì (si
erge ancora di più sulla sedia, drizzando la schiena. Gli occhi diventano più
acuti). D’altra parte dovevo esserci. Lui era l’ultimo figlio di cinque
fratelli, una famiglia caotica, chiassosa…
Il padre era imprevedibile. Non sapevi mai come sarebbe rientrato a
casa. La sua famiglia era un’onda emotiva perenne, un vero disastro. Io ho
cercato di fargli capire qualcosa, per potersi regolare. F.ore: - Penso davvero
che allora, senza di te, le cose sarebbero state terribili… Sé R. C: - Non riesco
neppure a immaginare come avrebbe potuto sopravvivere. IO lo aiutavo a mettere
ordine logico alle richieste più illogiche della sua famiglia… Anche lo spazio
fisico era ridotto, vivevano praticamente in tre stanze… Io lo aiutavo a non
sentire il disagio (senza quasi che se ne accorga, lente lacrime scendono dai
suoi occhi) F.ore (sempre
distaccato per risuonare con l’energia razionale, ma appena un poco più
empatico): - Sembra che questo disagio sia ancora presente… Sé R. C: - Bah, non è
nulla. Non so cosa mi succede. E’ una tristezza antica (le lacrime
scompaiono). Non c’è veramente nessuna ragione di piangere! F.ore: - Sembra che
questa frase abbia un suono antico… Sé R. C: - E’
vero… Quand’era piccolo era lagnoso. Era il più piccolo, ti ho detto. Nacque
nove anni dopo l’ultimo figlio. Erano tutti più grandi, in quella casa. E
prepotenti. Ognuno aveva qualcosa da dirgli, da ordinargli, da criticare, per
il solo fatto che erano più grandi… Insomma io ho dovuto davvero sostenerlo, e
uno dei modi è stato proprio di non farlo piangere. Era una cosa inutile. F.ore: - Capisco. Ci
sono molte altre emozioni inutili… Sé R. C: - Se non ci
fossero, le emozioni, come si vivrebbe meglio! E invece, guarda un po’, si
ritrova una moglie che è piena di emozioni! E che lo accusa di non sentire! F.ore (colpito dal
dolore dell’ultima frase): - Tu lo hai aiutato a non sentire, quando era
bambino. E certamente allora era l’unica cosa che poteva proteggerlo… Sé R. C: - Non so come
avrebbe potuto sopravvivere senza di me.
F.ore: - Ti
capisco. Tuttavia ora Carlo è adulto… e forse potrebbe ricontattare le sue
emozioni senza il rischio di una volta… Sé R. C: (un po' a
disagio): - Non so neppure da che parte cominciare. E non sono sicuro che
sia la cosa giusta per lui. Con me, sta tranquillo. Io porto ordine e logica, è
facile tenere le situazioni sotto controllo. Con le emozioni non si sa mai dove
si va a finire. Guarda cosa è successo ieri! F.ore: - Sai
, innanzitutto vorrei rassicurarti: non devi essere tu a “fare” questa cosa.
Sta a Carlo. E comunque non andremo a contattare nessuna emozione se tu non sei
d’accordo. Sé R. C (visibilmente
sollevato): Ho bisogno di rifletterci su. Mi rendo conto in effetti che
così Carlo non sta completamente bene. Io sì, ma lui no. F.ore: - Qual è la
cosa che temi di più, per lui, se entrasse in contatto con il suo mondo
emotivo? Sé R. C (dopo una
lunga pausa): - Intanto che soffra di più… potrebbe essere travolto. Le
emozioni sono travolgenti… potrebbe diventare fragile… potrebbero farlo a
pezzi… F.ore: - Voglio
rassicurarti che andremo a contattarle solo quando tu sarai d’accordo. E questo
forse lo aiuterebbe nella relazione con Teresa. Ma per ora lasciamo questo tema
come spunto di riflessione, ti va bene? Sé R. C: - Sì. Ci
rifletterò… (sorride) dopo tutto è la cosa che so far meglio! Alcune considerazioni sui sé mentali
Il sé razionale può
attivarsi in modo primario per proteggere il bambino da una famiglia
emotivamente tumultuosa, come nel caso di Carlo. Può anche svilupparsi aderendo
invece al modello famigliare, nel caso di una famiglia molto intellettuale e
razionale essa stessa. Indipendentemente dalle ragioni del suo sviluppo, il sé
razionale agisce “tagliando via” le percezioni del corpo e le emozioni. Molto
spesso questo processo è indispensabile, nella situazione di vita che il
bambino si trova a confrontare: è l’unica soluzione possibile per sopportare
quello che i genitori o le persone che contano per lui/lei esigono, fanno o
dicono, per tentare di adeguarsi alle loro esigenze verbali o non verbali. “Non piangere… Non c’è
veramente nessuna ragione di piangere!” è una delle frasi più banali, ma anche
una delle più ingiuste per un bambino. Il pianto è un modo per lasciare andare
lo stress interno, è un meccanismo naturale di regolazione interna delle
proprie energie. E’ indispensabile sia al bambino che all’adulto. Una cosa
interessante del sé mentale è che, in realtà, è “seduto” su un mare di emozioni
che finiscono per governare in modo indisturbato. Nell’intervista, il sé
razionale di Carlo nega l’impatto di quelle lacrime silenziose e, quando il
Facilitatore gliele fa notare, immediatamente la loro presenza viene tagliata
via, minimizzata. Il sé razionale non “sa” nulla di questo dolore. E’ molto interessante:
quando il mentale è così impegnato nel tenere sotto controllo le emozioni e
il sentire corporeo, in realtà non può utilizzare la sua energia in modo sano e
naturale! La sua stessa chiarezza è offuscata, il suo stesso potere è
ridotto. La separazione dal sé mentale e il conseguente radicamento di un ego
consapevole che possa creare l’accesso al mondo emotivo e corporeo ha un
effetto sorprendente anche sul sé mentale: infatti ora questa energia, liberata
dalla funzione “impropria” di custode della vulnerabilità, può fiorire. Il suo
ruolo può essere riconosciuto e onorato. I sé mentali e
la New Age
Con lo sviluppo del
movimento New Age e di un certo tipo di spiritualità, i sé mentali sono stati
molto giudicati e molte persone hanno cercato di liberarsene, considerandole
parti inautentiche, che tengono la persona lontana dal suo “vero sé”. Nella visione del
Voice Dialogue non esistono sé veri o falsi: tutti i sé, nella loro
natura, sono autentici; tutti vanno
riconosciuti e onorati, in qualche modo. Hal Stone ama dire che una società
senza mentale gli sembra una visione d’incubo. Abbiamo bisogno di un mentale
sano, riabilitato, per gestire la nostra vita nel mondo. E abbiamo bisogno del
contatto con le energie istintuali, con la vulnerabilità e le emozioni per
arricchire la nostra vita e per avere relazioni profonde e vitali con gli
altri. Non c’è per nulla bisogno di sminuire il mentale per avere accesso alle
altre energie! La cosa buffa è che in genere le persone che svalorizzano il
mentale sono esse stesse molto mentali. E’ quindi possibile, in seduta, incontrare dei sé
mentali che sono stati rinnegati dalla persona, in seguito ad un percorso New
Age, e che ora, rinchiusi e sminuiti, si vendicano togliendo alla persona
l’accesso alle loro abilità. In questo caso è importante parlare con la parte
(in genere un qualche sé spirituale) che detesta il mentale, in modo da poter
riequilibrare il sistema. Il mentale non è un
nostro nemico. Ha semplicemente certe abilità e certe competenze che possono
essere usate in determinati ambiti e non in altri. Quando i sé mentali
comprendono che non sono in grado di creare connessione energetica e quindi che
non sono utilizzabili al meglio nel campo delle relazioni umane, di buon grado
accettano di ritirare la loro presenza da questo livello di noi stessi. Questo
libera anche la loro energia verso quello che è invece il loro talento. Queste
energie non amano giocare; vogliono lavorare. Non amano l’imprevedibile,
vogliono la struttura. Non vogliono la libertà e la fantasia, amano creare la
sicurezza. Non vogliono sentire, vogliono capire. Non vogliono l’impalpabile,
vogliono le prove. Devono quindi essere rispettate e utilizzate secondo il loro
potere. La trappola è quando si lascia loro TUTTO il potere. |