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LE INTERVISTE AI SE' INTERIORI:IL SE' PERFEZIONISTA(Franca Errani
Civita) Continua con questo articolo la "lista"
dei sé connessi, in qualche modo, al potere. I sé che abbiamo intervistato
finora - l'attivista, il conoscitore psicologico, il sé razionale - fanno tutti
parte di quel "team" di aspetti interiori che vogliono farci sentire
al sicuro nel mondo attraverso un certo tipo di potere: l'attivista vuole che
agiamo, che facciamo cose (il mondo occidentale apprezza molto il "fare");
il conoscitore ci permette di capire gli altri e quindi di poter interpretare
le loro mosse, di non essere sprovveduti davanti alle reazioni umane; il sé
razionale dà struttura, analizza, crea connessioni logiche tra gli eventi,
cerca di dare una "forma" al mondo che sia comprensibile, chiara,
gestibile. Le richieste che ci vengono dall'esterno, secondo la prospettiva di
questi sé, sono tante e sfidanti; occorre soddisfarle in modo efficace. Un
alleato potente in tal senso è il sé perfezionista: la parte di noi che vuole che
facciamo le cose alla perfezione. Che non sopporta l'imprecisione, il lassismo,
la trasandatezza. Anche il sé perfezionista, come i suoi alleati già
intervistati, è un'energia che non crea connessione energetica; appartiene
anch'esso alla sfera del mentale e del potere. Come ogni altra energia, anche
il perfezionista è, in sé, neutro: è l'identificazione con un'energia che la rende "velenosa"
per il sistema. Il sé che parla è il sé perfezionista di Diego. Diego ha da poco
iniziato il lavoro interiore con il Dialogo; è venuto perché la nascita di sua
figlia l’ha messo in una situazione di vulnerabilità che prima gli era
assolutamente sconosciuta. Diego è medico: ha quindi trovato naturale occuparsi
della salute della bambina, ma vive con un senso di sconfitta e di frustrazione
il fatto che la piccola continui ad avere ricadute. Ha deciso di consultare un
collega, cosa che gli è costata molto perché si è sempre ritenuto un
professionista di grande successo. Non ammette di poter sbagliare. Dopo aver
parlato anche con altre energie, quella che si definisce con più chiarezza è la
voce del Perfezionista interiore. Il facilitatore invita quindi questa energia
a parlare direttamente, spostandosi dal centro. Sé perfezionista di
Diego (sicuro, un po’ incalzante): - Non riesco veramente a capire come
Diego non sia all’altezza di questa situazione. Sono furioso con lui, sta
sbagliando proprio nella situazione nella quale dovrebbe essere assolutamente
perfetto! Facilitatore: - Sembra
che questo fallimento ti preoccupi per la sua immagine… Sé P. D. – Devi
capire, il mio standard per lui è molto elevato. Non potevo proprio immaginare
che con sua figlia ci fosse una caduta del genere. Sto pensando che deve
iscriversi a qualche Scuola di Specializzazione, anche se ancora non so bene
quale. Ha perfino dovuto consultare un collega! (arrossisce, un po’ si
vergogna perché si rende conto che non ci sono emozioni verso la bambina)…
insomma, ci sono altre parti che sono preoccupate per la figlia, anche io a
modo mio… ma a me preme che lui non faccia errori. F.ore: - Sembra che
questo sia veramente il tuo compito principale… vuoi dirmi in quali aree lo
vuoi perfetto? Sé P. D. – Beh
praticamente dappertutto! Innanzitutto la professione, puoi capirlo. Qui lui ha
un compito dove deve essere assolutamente a prova di errore. Comunque deve
essere perfetto anche nei dettagli del lavoro: se scrive un articolo per una
rivista, deve essere chiaro, conciso, preciso; deve riportare tutta la
bibliografia e controllare ogni cosa. Con i colleghi deve essere gentile, ma
ancora di più con le infermiere e i sottoposti. Io gli faccio scrivere
sull’agenda tutte le date dei compleanni e ogni altro dettaglio utile.
Naturalmente ancora di più con i pazienti. Ha le schede di ognuno, io voglio
che sappia i nomi dei loro famigliari, magari anche del cane se c’è, e così
via. La professione medica è una professione umana! F.ore: -
Senti, sei tu che gestisci poi questi rapporti? Sé P. D.: -
Non solo io… per fortuna. Mi rendo conto (con un po’ di sussiego) che io
non sono bravo a collegarmi con le persone.
Ma ci sono altri alleati che lo fanno per me. Io resto dietro. F.ore: - Mi piacerebbe
continuare con le tue aspettative su di lui. Dicevi che lo vuoi mandare ancora
a scuola… Sé P. D. (con
grande impeto): - Ha scelto una professione dove non si finisce mai di
imparare! E se non è in grado di aiutare sua figlia, deve tornare a scuola assolutamente.
F.ore: - Capisco il
tuo punto di vista… Sé P. D. – Sono
contento, perché lui a volte scalpita. Ma io so bene come si deve essere nel
mondo. Lo voglio perfetto, a prova di errore. Deve vestirsi nel modo giusto,
essere corretto, ricordarsi tutto, arrivare in perfetto orario agli
appuntamenti..e nel suo studio privato non sopporto se un paziente arriva in
ritardo, naturalmente. Odio le persone trasandate e tiratardi. F.ore: - Sembra, da
come lo dici, che gli capiti spesso, di avere intorno persone “trasandate” o
“tiratardi”… Sé P. D.: - Non me ne
parlare! Sembra che le attiri. Colleghi, la segretaria, i pazienti… per non
parlare della situazione in famiglia. Sua moglie, quando si tratta di uscire,
non è mai pronta. E poi, tira via, nelle cose… voglio dire, a lei sembrano
fatte bene cose che per me sono ancora allo stato larvale! F.ore: - Vuoi farmi un
esempio? Sé P. D.: -
Anche sua moglie scrive, come sai. Articoli divulgativi, si occupa di
divulgazione scientifica per alcune riviste. Naturalmente chi meglio di me può
darle un’opinione e magari correggere i suoi lavori? F.ore: - Capisco.
Quindi tu ti sei offerto di aiutarla. Sé P. D.: - Certamente
(fiero). Tu sai che a me non scappa una virgola. Odio le cose
abboracciate. Così mi sono sempre messo di buona lena, anzi di più, perfino con
entusiasmo. E sai com’è andata a finire? F.ore (empatico):
- No… Sé P. D.: - Che lei ora
non ce li fa più leggere. Dice che con
me non arriva mai in fondo alle cose, che si sente stupida, scadente, una
nullità. Così spedisce gli articoli senza neppure dirci dove e quando saranno
pubblicati! Io tremo. F.ore: -
Insomma, in famiglia hai diverse fonti di disagio… Sé P. D.: - Sono
“loro”, che dovrebbero sentirsi a disagio. Io lo faccio solo per il meglio. Non
mi va che sua moglie possa essere giudicata una che scrive sciattamente! Pensa
che firma con i DUE cognomi! F.ore: -
Quindi i lettori possono risalire anche a Diego… Sé P. D. (ansioso):
Certamente. F.ore: - Qual è la
cosa che temi di più, per lui, se venisse giudicato meno che perfetto? Sé P. D. (aggrottando
la fronte): - Ti rendi conto di cosa vuol dire sbagliare? Io non so cosa
potrebbe capitargli, perché sono talmente presente… ma di certo qualcosa di
tremendo. F.ore: - Ad esempio? Sé P. D.: - Potrebbe
essere licenziato… i suoi pazienti potrebbero lasciarlo… non andrebbe più
nessuno da lui… (si agita sulla sedia) F.ore: - Mi rendo conto che tu, a modo tuo, stai proteggendo una grande vulnerabilità, che si agita al di sotto… Sé P. D.: -
Io ci sono da sempre. Io non so come potrebbe andare avanti senza di me. Tutti
lo abbandonerebbero. Non lo riconoscerebbero più! Tu non hai idea di quante
paure ci sono dentro di lui! F.ore: - Me
ne rendo conto… La perfezione come protezione
Come ogni altra
energia, anche la perfezione può essere usata in modo intelligente attraverso
un ego consapevole; può invece diventare un fardello insopportabile quando si
insinua in ogni area della vita e propone standard elevatissimi, assoluti,
irraggiungibili. Nello schema di Diego,
il sé perfezionista rappresenta un aspetto primario di grande potere, che
finora non è mai stato messo in discussione. Anche se la moglie lo ha
apertamente contestato, arrivando a spedire gli articoli senza neppure
farglieli leggere, questa vicenda non ha smosso la profonda convinzione che le
cose giuste sono dalla “sua” parte (della perfezione) e che è la moglie ad
essere sciocca e pressappochista. C’è voluta la grande vulnerabilità legata
alla salute cagionevole della piccola figlia per far decidere Diego a mettersi
in discussione. Naturalmente si tratta di un processo: da questa intervista
iniziale si può notare come il sé perfezionista abbia preso in mano tutti gli
aspetti della vita di Diego, quindi occorre un po’ di tempo e di pazienza
perché questa energia trovi uno spazio più giusto ed equo, a mano a mano che si
radica un ego consapevole in grado di sostenere, dal centro, la profonda
insicurezza che giace al di sotto. Come per ogni altro
sé, solo il rispetto e il riconoscimento di quello che questa energia ha fatto
per noi permetterà la trasformazione: non il giudizio, le analisi, il rigetto.
E’ molto più facile rispettare e onorare le energie primarie quando ci si rende
conto che sempre l’energia si è attivata nell’infanzia come migliore
forma di adattamento possibile in quelle condizioni. |