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LE INTERVISTE AI SE’ INTERIORI
IL PATRIARCA INTERIORE
(seconda parte, agosto 2004)
(Franca Errani Civita) A questo sé, così
importante nella dinamica psichica e nella società, ho riservato due puntate in
modo da mettere meglio a fuoco la sua funzione nella psiche femminile (prima
parte) e in quella maschile (seconda parte). Il Patriarca
interiore, abbiamo già visto, è quell’energia, presente nell’uomo e nella
donna, che considera la donna inferiore all’uomo, bisognosa di consigli e di
protezione, incapace di gestirsi e sopravvivere da sola nel mondo degli uomini.
A causa della
tradizione patriarcale della nostra società, questa energia è accettata a
livello collettivo e, in genere, è conscia nella psiche maschile. Molte delle
battute sulla donna o sulla supremazia del
maschio provengono da questo sé. Spesso non ci si rende neppure conto
dell’effetto sottilmente distruttivo che hanno frasi del tipo: ·
Ah, le donne son tutte pettegole ·
Preferisco lavorare in un ufficio con uomini, le donne sono
manipolative e inaffidabili (spesso detto anche da donne) ·
Non mi farei mai operare da un chirurgo donna! ·
Se ha fatto una carriera così fulminante, deve averla data… ·
Uh, il marito di X è così infelice… chissà come lo tratta, lei ·
Vedi come è sereno Y? Deve avere
una brava moglie ·
E’ un uomo, lui… lascialo vincere. Gli uomini ci tengono ·
E’ una donna di successo, ma di sicuro trascura la famiglia… ·
Le donne sono infide ·
Le donne ragionano con l’utero… ………… Nell’uomo il patriarca
è orgoglioso di… essere uomo, appunto. I diritti associati all’essere uomo sono
l’autorità, la forza, il privilegio. Il Patriarca nell’uomo si aspetta di
essere ascoltato; che la donna lo riverisca, lo serva, gli sia fedele. Quando incontra una donna
sicura di sé, forte, obiettiva, il Patriarca l’apprezza perché le riconosce dei
valori simili ai suoi, in questo caso la può “trattare come un uomo” e la
rispetta come rispetta gli uomini. Vi sono tuttavia Patriarchi che disprezzano
le donne per il semplice fatto che sono donne. Il Patriarca interiore
esige molto anche dall’uomo: lo vuole forte, assertivo, economicamente
indipendente e in grado di mantenere la famiglia, responsabile della sicurezza
della sua comunità, stabile nei suoi sentimenti, capace di ignorare le sue
emozioni. Ci sono molte affinità tra il Patriarca e il “Padre archetipico”: che domina e vuole
rispetto, ma che al tempo stesso protegge le persone di cui si sente
responsabile fino al sacrificio. L’uomo con un forte
Patriarca interiore, quindi, è molto responsabile verso la famiglia,
affidabile, protettivo; si sente impegnato a mantenere la famiglia e preferisce
che la moglie stia a casa oppure che abbia un lavoro meno impegnativo in modo
che comunque il suo l’asse fondamentale resti la cura della famiglia, della
casa e dei figli. E’ quindi un uomo solido, poco a contatto con le sue emozioni
(abbiamo visto che in generale il Patriarca ritiene le emozioni un mondo
misterioso e scomodo), con molte regole su come deve essere la sua donna. Lo stralcio che segue
fa parte di una serie di sedute con
Antonio, proprietario di una piccola azienda che sta attraversando un
momento di difficoltà economica. Antonio ha due famiglie: la prima da cui
si è separato da molti anni, e una più
recente, con due figli piccoli e una moglie a casa per seguire i due bambini,
arrivati a un anno di distanza l’uno dall’altro. Antonio è sommerso dalle
preoccupazioni, ma non ne parla con nessuno. Chiedo di parlare con la parte di
lui che vuole questo silenzio. Patriarca Interiore
Antonio: - Non è nemmeno pensabile che possa coinvolgere la sua famiglia o
qualcuno in questo pasticcio. F.ore: - Mi rendo
conto del tuo punto di vista. Tuttavia mi sembra che Antonio potrebbe essere un
po’ alleviato se… P.I.A.: (interrompendo) – Non
se ne parla neppure! Lui ha creato il guaio, lui lo deve risolvere. E’ il
momento di tirar fuori la forza che ha. Ha due famiglie da mantenere! I figli
grandi stanno ancora studiando, sono all’Università e non debbono soffrire
della situazione. Quando si separò glielo dissi: in ogni caso la tua famiglia e
i tuoi figli debbono poter mantenere lo stesso standard che se foste rimasti
uniti. Per me era chiaro. E lo è ancora. Deve lavorare di più, fare più
sacrifici. Ha voluto la bicicletta? Adesso deve pedalare. F.ore: - Cosa potrebbe
succedergli, se parlasse? P.I.A.: - Sarebbe un
fallimento. Se lui cade, tutto attorno a lui cadrà. La moglie lo guarderebbe
come un fallito. I figli lo giudicherebbero un incapace. Te l’ho già detto, non
è neppure pensabile. Ti immagini, se sua moglie gli dicesse “mi metto a
lavorare anch’io per aiutarti”? E i bimbi? Sono troppo piccoli. Devono avere in
casa una mamma serena. Quindi andiamo avanti come voglio io: io gli metto una
bella sbarra d’acciaio lungo la spina dorsale, se sta con me, io posso salvarlo
da qualsiasi cosa. Deve essere forte, qualsiasi cosa succeda. E non perdere mai
il suo sangue freddo. Il movimento
femminista ha spesso puntato i
riflettori solo sugli aspetti negativi del patriarca, tanto che molti uomini si sono sentiti quasi colpevoli
del proprio essere maschi e hanno cominciato a svalutare le caratteristiche
maschili: la territorialità, l’aggressività, la direzionalità. Hanno quindi
rinnegato il proprio Patriarca interiore, sviluppando una forte matriarca e un
sistema di sé primari di tipo più femminile. Questo fenomeno però causa molti
problemi perché sia gli uomini che le donne hanno bisogno della forza che il
loro Patriarca porta con sé! Il seguente stralcio
proviene, invece, da una serie di sedute con Luigi, un uomo poco più che
trentenne che ha rinnegato a poco a poco il suo Patriarca. Ha vissuto per
diversi anni in un gruppo spirituale all’estero, e qui le caratteristiche del
maschile erano giudicate negativamente. In questo modo, però, ha perso anche la
sua forza; ora si sente insicuro, ansioso, incapace di focalizzarsi
professionalmente e fragile nella relazione di coppia. Il Patriarca può
emergere solo dopo una serie di sedute in cui Luigi si è separato dagli aspetti
ora dominanti in lui (aspetti spirituali o matriarcali). Facilitatore: - Sembra
che Luigi si sia molto allontanato da te, negli anni… Patriarca Interiore
Luigi: - Puoi dirlo. E ora la sua vita
è un disastro. Non capisco come la sua donna stia ancora con lui. Io penso che
tra poco lo lascerà. F.ore: - Come vorresti
che fosse, nella relazione? P.I.L.: _ Semplicemente un uomo! Io mi vergogno di lui. Si emoziona,
piange, è sempre lì a osservarsi, a meditare, a condividere! Certo, ora ho
capito che anche un uomo può avere emozioni, mi rendo conto che nel passato ero
troppo rigido: ma così! Piange e si commuove, secondo me un uomo può sentire le
emozioni ma non certo sbrodolarle in giro in questo modo. La sua ragazza è
spaventata. Io lo so che lo vorrebbe più forte, più saldo. Lei non può
appoggiarsi a lui. F.ore: - Quindi, se
Luigi fosse una donna, il suo comportamento non ti preoccuperebbe? P.I.L.: - Ovvio. Da
una donna ci si aspetta che possa piangere e sentirsi debole e chiedere aiuto.
Ma un uomo! F.ore: - Sembra che tu
sia veramente forte… P.I.L.: _
Certo che lo sono! Se solo mi lasciasse esistere! Io ridefinirei tutta la sua
vita! Gli metterei delle priorità e gli imporrei di seguirle! Lui vuole vivere
“fluendo”! Ti rendi conto? In questo mondo? Infatti cosa accade? Che non
guadagna, che non è capace di concentrarsi! Che non sa darsi uno straccio di
disciplina! Poi, il paradosso è che emozionandosi così tanto ogni cosa per lui
diventa importante, non sa darsi priorità e si sente sommergere dalle cose da
fare. Io gli darei uno sguardo più lucido e obiettivo. Non deve realmente fare
tutto subito, può farsi una scaletta, e seguirla. Così non si sentirà
sopraffatto. F.ore: - Sembra che tu
abbia un sacco di suggerimenti per lui… P.I.L.: - Io osservo
la sua vita e sono furioso. Adesso che ho la possibilità di parlare voglio
fargli capire che non sono un nemico, sono una forza per lui! La relazione
finirà, se lui non si rende economicamente più forte. E lui tiene a questa
donna. Sul lavoro gli darei autorevolezza. Tutti bussano alla sua porta, lui
non sa dire di no. Io sono assolutamente capace di dire NO. La seduta continua con
una serie di suggerimenti per la riorganizzazione professionale e famigliare.
Spero che abbiate colto la forza interiore di questo sé e di come quindi sia
importante, sia per gli uomini che per le donne, poterlo avere come alleato
anziché come forza inconscia o addirittura nemica. Un altro ambito
importante per il Patriarca è la sessualità. Qui quest’energia ha una doppia
morale: gli uomini possono tradire (purchè non sfascino la famiglia; anzi, dal
suo punto di vista una scappatella ogni tanto, purchè non comporti un
innamoramento, può addirittura essere salutare per mantenere unita la famiglia)
ma le donne no. Le donne che tradiscono sono delle puttane. Un tema delicato
riguarda lo stupro: in generale il Patriarca ritiene la donna responsabile:
deve aver mandato qualche segnale di seduzione, è impossibile che l’uomo abbia
interpretato male! Possiamo vedere come questo atteggiamento interiore (comune
all’uomo e alla donna) svilisca la sessualità nel mondo e sostenga le
convinzioni negative trasmesse anche da un certo tipo di cultura. Il Patriarca
interiore, inoltre, non fa distinzione tra sessualità e sensualità, e cerca
rigorosamente di tenere l’uomo lontano dalla sensualità che a suo avviso ha
qualcosa di troppo femminile, languido, morboso. Una donna che danzi
liberamente, sensualmente, per il puro piacere della danza, creerà un grande
sospetto nei Patriarchi degli uomini attorno a lei. L’uomo può reagire come se
si trattasse di una provocazione sessuale. Poter abbracciare la propria
sensualità è un dono importante sia per l’uomo che per la donna. Una sessualità
priva di sensualità diventa noiosa, automatica e ripetitiva. Concludendo, il
Patriarca interiore agisce nella donna, trasformandola in figlia sottomessa o
ribelle dell’uomo; nell’uomo, trasformandolo nel padre responsabile o esigente
di questa figlia… Né l’uomo né la donna possono fiorire se sono schiacciati da
un forte patriarca; tuttavia, non possono neppure fare a meno della sua autorevolezza,
obiettività, forza e determinazione. Il processo della consapevolezza permette
di abbracciare questo sé senza identificarsi con lui e senza proiettarlo nel
mondo esterno. Quando l’uomo e la donna si incontrano nella totalità del loro
essere, includendo la loro forza e la loro sensibilità, sono finalmente liberi
di essere partner, di essere pari, per creare insieme un mondo dove entrambi le
qualità, il maschile e il femminile, siano riconosciute, onorate e rispettate
nel pieno della loro bellezza. |