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LE INTERVISTE AI SE’ INTERIORI
LA MATRIARCA INTERIORE (prima
parte, settembre 2004)
(Franca Errani Civita) Nella dinamica
psichica e nella società la Matriarca è un sé importante come il Patriarca.
Perciò anche a questo sé ho riservato due puntate, in modo da mettere meglio a
fuoco la sua funzione nella psiche maschile (prima parte) e in quella femminile
(seconda parte). La Matriarca interiore
è quell’energia, presente nell’uomo e nella donna, che apprezza e valuta le
qualità del femminile e della donna come superiori al maschile e all’uomo in
generale. Della donna apprezza la bellezza e la sensualità, la sensibilità e la
capacità di vivere e sentire le emozioni, l’attenzione agli altri. Dell’uomo
giudica e disprezza la territorialità, la competizione, il bisogno di vincere,
l’insensibilità emotiva – insomma tutte le caratteristiche legate per
tradizione al maschile. Penso che le donne
siano più forti dell’uomo Sotto sotto, gli
uomini sono tutti bambini Gli uomini vogliono
solo quello… (ovvero sesso) Gli uomini non sanno
cosa è veramente importante nella vita Gli uomini competono
sempre, anche per delle sciocchezze Gli uomini sono
violenti, guerrafondai E’ colpa degli uomini
se il pianeta si avvia alla distruzione Le donne sopportano il
dolore molto meglio degli uomini. Se i bambini dovessero nascere da loro,
la razza umana sarebbe già estinta! Solo le donne sanno
cooperare. Gli uomini hanno sempre bisogno di vincere e sopraffare Oh, gli uomini, sempre
a misurarsi il pene! Se a comandare fossero
le donne, le guerre sarebbero già finite Non ho mai incontrato
un uomo veramente sensibile Quando gli uomini
hanno anche solo un filo di febbre, diventano bambini… Beh, basta saperli prendere. Se lo sai prendere, puoi ottenere tutto quello che vuoi, da un uomo... Frasi di questo tipo
appartengono alla Matriarca
interiore e possono essere dette sia da uomini che da donne. Il tono della
Matriarca è diverso da quello del Patriarca interiore: quest’ultimo può essere
molto arrabbiato, freddo, giudicante; la Matriarca, in genere, usa toni più
condiscendenti, con un senso più o meno sottile di derisione. Nel suo aspetto
negativo, può usare la sua conoscenza per manipolare l’uomo e farlo sentire
totalmente inadeguato. Come abbiamo visto
nelle interviste precedenti, nell’uomo in genere in Patriarca è conscio, mentre
la sua Matriarca interiore è inconscia, ma dall’ombra può portare molta
confusione e anche dolore nella vita dell’uomo che non la sa riconoscere e
integrare. La Matriarca fa vergognare l’uomo per essere tale, gli fa giudicare
e sopprimere i suoi tratti virili e più tradizionalmente mascolini. Oggi
l’influenza della Matriarca si è fatta più forte nell’uomo, perché il ruolo
maschile è contestato nella società o comunque rimesso in discussione; il
femminismo ha portato maggiormente alla luce una crisi che ha comunque origini
più lontane e multifattoriali. La presenza della donna è diventata sempre più
imponente nella vita dell’uomo, fin dall’infanzia: oggi le educatrici sono
quasi tutte donne e il bambino maschio comincia ad avere qualche parziale
riferimento maschile in campo educativo solo con le scuole medie o superiori.
Spesso poi le famiglie sono separate e i figli sono affidati alla madre – che
può avere una forte Matriarca interiore che commenta in modo più o meno
apertamente negativo il comportamento del papà lontano e dell’uomo in generale.
Il bambino resta dunque immerso in un universo femminile molto più a lungo che
nel passato – e può essere un universo patriarcale che ha talvolta connotati
crudeli. Negli ultimi anni il potere della Matriarca è stato molto sottolineato
in ambito New Age con la rivalutazione dei valori femminili, il potere della
Dea nei suoi molteplici aspetti. Questa rivalutazione, di per sé positiva, è
purtroppo spesso usata per creare un ulteriore confronto, nel quale ora è la
donna ad essere superiore, in quanto portatrice di questi valori e
“incarnazione della Dea”. Tutto questo sta creando ulteriore polarizzazione. Il brano che segue è
estratto da una serie di sedute con Giorgio, un uomo di 35 anni che ha iniziato
il lavoro interiore per un disagio di fondo, un senso di vergogna e insicurezza
che egli prova, pur essendo un bell’uomo con una buona professione, che
tuttavia non lo soddisfa pienamente. Giorgio è cresciuto in
una famiglia tutta al femminile: la madre si era separatal padre quando lui era
bambino; vi erano altre due sorelle ed era poi la nonna materna che spesso era
presente per aiutare. Giorgio ricorda un ambiente vivace, affettuoso, forte, ma
decisamente contrario all’uomo. La madre ebbe nel tempo qualche relazione non
di lunga durata, ma lei stessa trattava questi uomini con diffidenza e
distacco; loro, d’altra parte, non erano interessati a creare un contatto
amichevole con il ragazzino. Nell’adolescenza Giorgio divenne un ribelle,
iniziò diversi sport molto maschili, passando dal calcio al rugby alla kick
boxe, ma smettendo ogni volta che gli allenatori gli dicevano che era molto
dotato, che avrebbe potuto andare in nazionale, ecc. Crescendo, l’energia prima
indirizzata nelle attività fisiche si è focalizzata sugli studi, rendendolo uno
studente brillante che si è laureato a pieni voti in Economia e Commercio.
Tutti pensavano che avrebbe fatto una carriera fulminante invece, pur essendo
un bravo professionista, Giorgio non è “arrivato”, e da qualche parte nutre un
senso di fallimento, che si riverbera anche sulle relazioni con le donne. Ha
avuto diverse relazioni ma prima o poi le ha lasciate “morire”… Facilitatore: - Mi
piacerebbe parlare con la parte di te che, tutto sommato, non ama che tu sia un
uomo, o in parte svaluta le tue caratteristiche maschili… Matriarca interiore
Giorgio: - Sai bene che sono io. Il mondo andrebbe meglio se gli uomini
avessero meno importanza. F.ore: - Quindi tu non
vuoi che Giorgio abbia “importanza”? M.I.G: - Certamente
non amo i suoi aspetti competitivi, arroganti, il suo desiderio di emergere
ferendo gli altri. Sono cose pessime. F.ore: - Pensi quindi
che per emergere lui ferisce gli altri? M.I.G: - E’ così che
fanno gli uomini. Non si curano dei sentimenti degli altri. Pur di vincere. O
di avere ragione. E non c’è scusa per questo. Le donne non fanno così.
Intendiamoci, con questo non voglio dire che lui non debba difendersi, se viene
attaccato. Non voglio che possa essere ferito. Quindi, se viene ferito per
primo, allora può difendersi. Ma non deve attaccare o ferire semplicemente per
primeggiare o farsi strada. F.ore: - Quindi tu
cerchi di trattenere il suo bisogno di competere, semplicemente per dimostrare
che è bravo… M.I.G.: Certo. Non ce n’è bisogno. Sono tutte cose da ragazzini
stupidi. Quando era un bambino, era sensibile e attento agli altri. Era
compassionevole e molto amato. Poi, da ragazzo, ha pensato bene di sfuggirmi,
di tentare altre vie. Si è buttato in tutti gli sport più maschili, si è fatto
molto male… non intendo solo fisicamente. Era pieno di rabbia e non sapeva più
chi era. Fino a poco tempo prima, stava bene. Poi… anche il tema delle ragazze
lo ha messo in crisi. Sembrava che loro ammirassero le sue qualità di ascolto,
di tenerezza e di attenzione… ma solo come amico. Poi, regolarmente si
innamoravano del maschio di turno. Debbo dire che anche io rimasi sconvolta.
Voglio dire, avevo sempre pensato che le donne fossero come me, attente e
sensibili. Quando vedevo queste ragazze capaci di essere crudeli, le trovavo
altrettanto terribili degli uomini. Anche adesso, sono turbata dalla crudeltà
nelle donne e faccio fatica ad accettarla. (In questo senso, la Matriarca ha un sistema di valori molto chiaro,
indipendentemente dal genere della persona. Condanna o apprezza un certo
comportamento indipendentemente dal sesso. Invece il Patriarca ha una doppia
morale, apprezza o giudica a seconda del genere). F.ore: - Ci sono altre
cose che cerchi di contenere, nella sua vita attuale? M.I.G.: - Beh,
soprattutto è il tema della competizione, come ti ho detto. Più che contenere,
gli faccio perdere interesse verso queste mete, è come se gliele svuotassi di
significato. Non prova più nessuna emozione, e il mio risultato è raggiunto. Non c’è da stupirsi se
Giorgio non riesce ad ottenere il successo che desidera, sia in campo
lavorativo che affettivo. Appena si profila un briciolo di competizione la sua
Matriarca interiore lo fa desistere, e
finora questa presenza, proprio perché inconscia, è stata una grande
sabotatrice della sua vita. Una volta portata alla consapevolezza, la Matriarca
nell’uomo può concedergli un accesso sano e naturale al mondo delle emozioni e
della sensibilità, senza tuttavia separarlo dalle sue caratteristiche
tipicamente maschili. Naturalmente non si tratta qui di sopraffare o dominare;
sarà Giorgio, attraverso un processo di consapevolezza che abbraccia sia il suo
maschile che il suo femminile, a decidere come agire Quando la Matriarca
inconscia è molto potente, può in qualche modo connettersi ad aspetti
archetipali come la Grande Madre o la Dea, e da lì dominare, facendo sentire
l’uomo inferiore. Nel caso che vedremo ora, il campo d’azione di questo sé è la
sessualità. La Matriarca/Dea emerge dopo alcune sedute sul tema del rapporto
con la donna. Donato è uno psicologo di circa quarant’anni, che ha richiesto
una consulenza proprio sul tema della sessualità. Si ritiene un buon amante,
capace di fare l’amore con piacere per molto tempo, ma in qualche modo c’è
qualcosa che lo rende insoddisfatto. Come la sensazione che “non basti mai”. Il
sé che emerge è una Matriarca di una potenza straordinaria, molto altera e
consapevole di sé. Matriarca Interiore
Donato: - Ci sono io, qua dietro. (Resta in silenzio, guardandomi
come se sedesse su un trono o qualcosa comunque di molto elevato). F.ore: - Sono onorata
di fare la tua conoscenza. M.I.D: - Cosa vuoi da
me? F.ore: - Sembra che
Donato sia in crisi sulla sessualità, pur essendo un amante capace e … M.I.D. – Capace? E’ il minimo. L’uomo deve soddisfare la donna, questo
è certo. D’altra parte non ha tante altre abilità, l’uomo. F.ore: - Sembra che tu
non lo apprezzi, come uomo… M.I.D: - Non li vedi?
(guarda in basso, come fosse in cima a una collina) Sono laggiù, piccoli
piccoli e tutti tronfi del loro guerreggiare… ridicoli, semplicemente ridicoli.
Patetici. L’unico scampo che hanno, alla loro nullità, è di onorare la donna. La Dea. Io gli faccio
ammirare le donne, gliele faccio venerare. Lui deve dare loro tutto l’amore di
cui è capace, sesso compreso. F.ore: - Mi è sembrato di capire che lui, in questo, ti segua. Voglio
dire, è molto attento verso la donna. M.I.D.: - E’
semplicemente dovuto. Se non sapesse fare neppure quello, sarebbe da buttare.
Come tutti gli uomini del resto. In realtà, io penso che gli uomini non
dovrebbero interferire nella vita domestica ad esempio, nella famiglia. Non
sono proprio capaci di accudimento, di attenzione vera. L’ideale sarebbe che
vivessero per conto loro, le donne potrebbero pensare a tutte le cose
importanti, prendersi cura dei bambini… gli uomini andrebbero a caccia poi
potrebbero ritrovarsi ogni tanto per fare l’amore, danzare insieme attorno al
fuoco, divertirsi. Presi così, a piccole dosi e con la chiarezza dei loro
limiti, gli uomini possono anche essere piacevoli. Ma per il resto… La combinazione
Matriarca / Grande Dea è molto pericolosa, e rendersene conto è stato per
Donato una vera rivelazione, che gli ha permesso di riappropriarsi della sua
notevole capacità di dare amore, liberandosi dal senso del “dovere” e del “non
basta mai”. Una forte Matriarca
inconscia (e perciò distorta) provoca nell’uomo una castrazione psicologica.
Gli fa sentire inutili tutti i suoi talenti maschili, gli obiettivi raggiunti gli
si sbriciolano tra le mani, il suo potere personale non è importante. “Una Matriarca sana e
gestita da un ego consapevole fa riconoscere, sia all’uomo che alla donna,
l’importanza dei valori tradizionalmente considerati femminili. Protegge i
valori del sentire, del sentimento, della casa e della comunità. Essa
custodisce la sacralità della normalità del quotidiano e dei cicli della vita,
che non possono essere manipolati o cambiati” (Sidra Stone, The Shadow King,
1996). |