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I suggerimenti di Hal and Sidra Stone
COME USARE IL GIUDIZIO PER CONOSCERE NOI STESSI E I NOSTRI SE’
Nel processo di crescita ognuno di noi impara
gradualmente a identificarsi con un insieme di regole, con determinati
modi di pensare e di comportarsi, che sempre più finiscono per definire
chi siamo nel mondo, come noi ci vediamo e come gli altri ci
considerano.
Abbiamo scoperto che questi modi primari di
pensare, sentire e comportarsi – connessi con le regole che governano
la nostra vita – sono riflesso di un gruppo di sé interiori. Li
abbiamo definiti i “sé primari”, nel senso che sono essi ad essere
dominanti dentro di noi, determinando, così, come gli altri ci
percepiscono e come noi percepiamo noi stessi.
La cosa più strana a questo riguardo è che la
maggior parte di noi non sa di essere identificata con dei sé primari.
Semplicemente pensiamo di “essere” così. Questi sé primari sono
molto importanti perché sono loro che ci danno stimolo e focalizzazione
per avere successo nel mondo, in
molti modi diversi.
Vediamone alcuni.
Un sé attivista ci aiuterà ad agire, a compiere
le cose. Un sé perfezionista ci aiuterà a farle al meglio; un sé
responsabile ci aiuta a comportarci in modo responsabile nel mondo. Un sé
di potere ci fa sentire autorevoli.
Se invece i sé primari sono quelli più orientati
alle relazioni, allora il nostro “equipaggiamento” sarà molto
gradevole per l’aspetto relazionale, ma è possibile che manchiamo di
potere nel mondo. Ad esempio, un sé gentile ci aiuterà a percepire che
cosa gli altri vogliono e desiderano, saprà come mantenere relazioni
gradevoli; ci proteggerà dal possibile rifiuto degli altri non
facendoci reagire in modo troppo forte o sgradevole. Ma il sé gentile
non può assumere il potere direttamente, perché gli altri vengono
sempre per primi.
Ancora, se un sé primario è il Bambino
Vulnerabile, vi è il serio pericolo di diventare vittime nel mondo,
perché la vulnerabilità non dà alcun tipo di potere – anche se ci dà
la sensibilità e la capacità di connetterci profondamente con gli altri.
La cosa interessante è che, quando cresciamo identificati con un certo insieme di sé
primari, sono questi sé – questo gruppo – che colora il modo con
cui noi vediamo il mondo. E’ questo gruppo di sé che determina che
cosa ci piace e che cosa non ci piace; che cosa giudichiamo o non
giudichiamo.
Prendiamo per esempio un uomo che è cresciuto con
un forte sé attivista che lo spinge senza tregua verso il
raggiungimento del successo. Incontra una donna che è esattamente il
suo opposto. Quest’uomo sarà attirato da lei ma, al tempo stesso,
potrà giudicarla ferocemente, perché è priva di ambizioni, preferisce
posizioni non di “prima linea”, si interessa più del modo con cui
si ottiene un risultato che del risultato stesso.
Ora questo uomo si trova in un dilemma, a meno che non riconosca che i suoi giudizi
negativi vengono dal suo sistema di sé primari. Se parliamo con il sé
attivista e con il sé che vuole sempre raggiungere dei risultati (l’
“Achiever”), possiamo scoprire che sono questi sé ad avere il
giudizio negativo. Se quest’uomo è capace di separarsi da questi sé
e impara ad adoperarli in modo consapevole, ecco che i suoi giudizi
cominceranno a scemare fino a sparire.
Vediamo altri esempi. Se sei identificato con la
responsabilità e incontri qualcuno irresponsabile, possono accadere tre
cose: puoi sentirti irresistibilmente attratto da questa persona; oppure
puoi sentirti estremamente giudicante verso di lei, fino ad arrivare a
odiarla; oppure, questi due sentimenti, l’attrazione e il giudizio,
possono essere presenti entrambi. Puoi perfino arrivare a sposare questa
persona, grazie all’attrazione, e poi passare il resto della tua vita
in questa alternanza di giudizio e amore/attrazione.
L’insegnamento che si può trarre da tutto questo
è molto semplice: ogni volta che senti un giudizio negativo verso
un'altra persona, osserva quale caratteristica o insieme di
caratteristiche stai giudicando. Se giudichi qualcuno non degno di
fiducia, e ogni volta che pensi a lui/lei ti senti pieno di rabbia,
chiediti quali sono le caratteristiche reali che “spingono il tuo
bottone emotivo”. Puoi scoprire che questo tuo amico/conoscente è
egoista, che si mette sempre per primo. Se queste sono le
caratteristiche che ti fanno provare tanto risentimento, puoi pensare a
tutto ciò come a un regalo: ora hai l’opportunità di imparare
qualcosa su questi tuoi sé rinnegati.
Ricorda: giudizio e discernimento non sono la
stessa cosa. Puoi discernere, riguardo ad una persona, senza tuttavia
avere un giudizio. I giudizi sono per lo più viscerali. Li senti nel
corpo, mentre il discernimento tende ad essere più obiettivo.
La maggior parte delle persone preferisce pensare
di essere in grado di discernere, perché gli sembra troppo brutto
essere giudicante. Questo “pregiudizio contro i giudizi” nasce dal
fatto che non abbiamo ancora imparato come usare i nostri giudizi in
modo creativo, come fare amicizia con loro, come imparare da loro
riguardo ai nostri molti sé rinnegati!
Perciò, finiamo con un invito: fa’ attenzione ai
tuoi giudizi, usali in modo costruttivo. Benvenuto nel mondo del
giudizio creativo: divertiti!
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